E’ stata la Limido Bros a concludere la sesta edizione del Bitonto Blues Festival, altro fiore all’occhiello insieme al Festival Jazz e al Traetta Opera Festival nel progetto “Bitonto Città dei Festival”. Un’altra qualificata manifestazione che testimonia il grande interesse della città per la cultura e che l’ha spinta a presentare la candidatura per “Capitale della cultura”.
Tre giorni, dal 31 agosto al 2 settembre, per nove concerti, nella splendida cornice di Piazza Cattedrale, dove si sono alternati gruppi italiani provenienti dalla Basilicata, dalla Campania, dalla Lombardia, dalla Calabria, a significare che la diffusione del blues non è un fatto episodico e localizzato; e la grande partecipazione di pubblico ha dimostrato un affettuoso riconoscimento a Beppe Granieri, instancabile e appassionato organizzatore della kermesse.
La consueta gratuità della manifestazione ha poi permesso a molti di accostarsi a un genere musicale che rimane inevitabilmente legato al passato, e dal quale sono scaturiti il jazz e il rock.
Noi in particolare abbiamo seguito la serata del 1° settembre. Sul palco si sono esibiti per primi i “Res Publica”, gruppo di Policoro, al quale è toccato il compito di “riscaldare” la platea. Presentati classici e brani tratti dal loro ultimo cd “Caterpillar” di loro composizione: al di là della qualità della musica, rimane sempre il dubbio se abbia senso scrivere blues in italiano. In grande spolvero l’armonicista della band Mino Lionetti, un virtuoso in grado di improvvisare assolo strepitosi. Sono seguiti i ragazzi del “Black Cadillac Blues” di Caserta, band che ha un frontman d’eccezione in Leandro Sannullo e un buon chitarrista in Enrico Altomare. Buona tecnica ma anche un po’ di freddezza. Interessante la loro versione di “I’m Ready” di Muddy Waters.
Ma l’attesa era tutta assorbita dall’ospite annunciato, l’unico cantante nero e statunitense del Festival, Ronnie Hicks, direttamente da Chicago, così come venne da Chicago lo scorso anno Carlos Johnson. Ed è normale che la scena cambi di colpo, che il pubblico capisca di avere di fronte il blues autentico. Si può sentire il blues, avercelo nel sangue, ma ciò non vuol dire esserlo. Lo spirito del blues è necessariamente “nero”! Un nero sente diversamente, vive diversamente, si esprime diversamente e il suo timbro di voce è “naturalmente nero”. E Ronnie porta con sé tutta la tradizione del Delta Blues in una performance che trasmette gioia, calore e colore.
Difficile restare fermi stando seduti; ma nessuno osa anche se “non è vietato ballare”. E insieme a Ronnie si viene a (ri)scoprire quel Matteo Sansonetto (da Jesolo) e la sua Blues Revue Band, già passato quattro anni fa sullo stesso palco bitontino, un giovane chitarrista di assoluto talento che collabora da due anni con Hicks col quale ha stabilito una intesa eccellente suonando nei club più prestigiosi di Chicago.
Matteo è energia allo stato puro, tutto grinta e vitalità, che fa della tecnica uno strumento espressivo di rara perfezione. Altra classe, alta classe, con il pubblico letteralmente conquistato che si abbandona e si lascia trascinare.
E si ascoltano i classici del blues ma anche composizioni di Ronnie e di Matteo in un mix esaltante in cui non è più importante sapere di cosa si tratti. E’ solo Blues! “Sweet Home Chicago” è un classico del 1936, stupendo! “That’s What Love Will Make You Do” è di Sansonetto, magnifico! E nel finale arrivano anche “Stand by me” di B.B.King e “Wonderful World” di Sam Cooke. Tutti sotto il palco a ballare in una grande festa, come è giusto che sia, in una sorta di celebrazione della musica.
E non si può finire questo articolo senza le doverose citazioni di Claudio Zulian alle tastiere, supporto all’organo di Ronnie e grande solista al momento opportuno; Gianni Spezzamonte al basso, Marco Campigotto alla batteria. Rinnovato inoltre il gemellaggio di Bitonto con il rock festival di Altomonte in Calabria, sotto la direzione di Giulio Pignataro. “Bitonto TV” ha ripreso tutto e mandato in streaming.











