Borgo Mezzanone, terra di nessuno e di illegalità, ghetto dove la criminalità e il mondo del sommerso pescano a piene mani e a costi irrisori la propria manovalanza, luogo di violenza e di prevaricazione dei diritti con caporali pronti a tutto e dove la vita vale pochi centesimi.
Il tutto a pochi passi da Foggia, nel quasi assoluto silenzio delle Istituzioni, che poco possono (e vogliono, in realtà) fare e dove la scelta di chiudere questi luoghi di illegalità e prevaricazione, in primo luogo di chi è costretto a viverci, troppo spesso viene vista come scelta razzista e xenofoba.
Soltanto due giorni fa le cronache pugliesi sono tornate a parlare del ghetto foggiano, quando due poliziotti, che stavano inseguendo un 26enne del Gambia che aveva cercato di investirli, durante un controllo anticaporalato si sono trovati a Borgo Mezzanone, dove vivono centinaia di migranti che lavorano nei campi in una baraccopoli a pochi metri dal Cara, il centro per per richiedenti asilo.
Un folto gruppo di migranti, hanno circondati e attaccato i due agenti di polizia, prendendoli a pugni e a calci. I due agenti erano in servizio anticapolarato, l’episodio si è svolto nella baraccopoli vicina al Cara, il centro per richiedenti asilo. Secondo il sindacato di polizia gli aggressori erano almeno 50 e soltanto l’arrivo di altre pattuglie ha permesso di sparpagliare gli aggressori e far procedere all’arresto del gambiano. Per i colpi ricevuti durante l’aggressione, i due agenti della Polstrada rimasti feriti hanno ricevuto assistenza medica presso l’ospedale di Cerignola, ricevendo una prognosi di 15 e 30 giorni.
Oggi sulla vicenda del ghetto di Borgo Mezzanone intervengono, con una nota congiunta, Antonio Pio Perrone– Responsabile Gioventù Nazionale San Severo, Dante Scarlato– Gn San Severo e Giuseppe Saccone– Responsabile provinciale Gn.
“Per comprendere meglio la politica migratoria non possiamo non tener conto di ciò che accade ogni giorno. Il modello di integrazione forzata che ci è stato imposto dai Governi precedenti e dai diktat di Bruxelles – sottolineano i tre – mostra ormai evidenti i suoi segni di collasso e gli eventi dell’altro giorno a Borgo Mezzanone ne sono la dimostrazione: circa 50 immigrati che vivono in un vero e proprio ghetto, in una vera e propria “terra di nessuno” (non l’unico caso), hanno circondato e poi aggredito fisicamente alcuni agenti in servizio presso la polizia stradale”.
“La retorica dell’homo economicus e l’homo televisivus – dicono – ha prevalso grazie ai mezzi d’informazione, preoccupati più del loro guadagno personale che del raccontare la verità. Essi in concerto con scuole, università, salotti ecc…, hanno contribuito alla formazione nell’immaginario collettivo di uno stereotipo dell’immigrato inerme, bisognoso di aiuto, in fuga dalla guerra e dalla povertá, (che solo in pochi casi corrisponde alla realtá). Chi è contrario alla presenza massiccia, pervasiva e continua di immigrati nella città è un razzista, un fascista, un assassino. Ma si può parlare ancora di “integrazione” quando è lo stesso Stato ad essere minacciato?” si chiedono?
“E’ ormai chiaro che si deve cambiare direzione, il fenomeno può e deve essere arginato su più fronti, l’accoglienza indiscriminata si è rivelata una soluzione fallace. Ci rifacciamo alle parole di San Giovanni Paolo II in “Ecclesia in Europa”: “E’ responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi”. Oltre ad offrire la piena solidarietà ai nostri agenti che rischiano la propria incolumità in queste res nullius, riteniamo opportuno che vengano fermati questi abusi e venga garantita la sicurezza pubblica di tutti i cittadini, anche per gli stessi immigrati regolari che vivono pienamente integrati nelle nostre città e godono di tutta la nostra amicizia affinché non vengano travolti dal pregiudizio. Anche a San Severo sta per essere costruito un centro simile, a cui noi ci opponiamo fermamente, all’interno del quale il rischio che questo tipo di avvenimenti si verifichino di nuovo è molto elevato. Peraltro la domanda, rispetto a queste situazioni di caos, è la seguente: cui prodest? Non vogliamo essere buoni, vogliamo essere giusti”.











