Quando Matteo Salvini giurò sul Vangelo, in una concitata Manifestazione al Duomo di Milano per chiudere la campagna elettorale, non si aspettava certo che nei mesi a venire avrebbe moltiplicato i pani ed i pesci, come in una laica parafrasi del Messia. Salvini è quello delle sagre, delle province, delle periferie, è quello con la birra in mano non solo come scena nelle feste del partito a Nord-Centro-Sud, ma nella vita quotidiana.
È l’effetto realtà che gioca a suo favore, non finge, non dissimula, non ostenta, “è”. Il suo più grande patrimonio elettorale, è nella profonda sintonia che ha con sé stesso, e poi con l’altro. Che ti sorrida o che sia scazzato, lo percepisci, senza spin doctor e sudorazione controllata.
L’esatto opposto della rivoluzione berlusconiana, quando un tonico Cavaliere agli albori dei ’90 si presentava con il kit del candidato, tra il serio ed il faceto v’era pettine, mentina, e fazzoletto. Il riporto è da vecchi, l’alito dev’essere sempre fresco e la mano mai bagnata, darebbe una brutta percezione alla gente.
Salvini è ruspante, non rozzo come lo dipingono le sinistre, non impreparato come lo credevano gli “alleati”. Non cerca di essere altro, se non quello che sente. Non parla alla pancia del Paese, lui parla con la sua di pancia, ed ha una naturale empatia con chi gli sta di fronte, evidentemente.
Lui vince ed esulta con la birra in mano, per questo è un leader a doppio malto. Gasato, corposo, e con una bella schiuma che lo protegge dall’ossidazione del successo, che fa perdere i piedi per terra. Oramai in tutti i sondaggi la Lega è stabile al 30%, ma è importante ricordare da dove si è partiti, per glorificare il successo formidabile.
Il leader del Carroccio ha moltiplicato per 1.000% il consenso. Esatto, il mille per cento di voti in più da quando è diventato Segretario di un partito che racimolava appena il 3%. Dopo quattro mesi di Governo esonda in Trentino dove è il primo partito, e a Bolzano e Tirolo risulta la prima formazione di lingua italiana. In una provincia da sempre autonomista in cui è evidente il richiamo non sia stato quello, si tasta bene il polso dell’exploit Nazionale.
Nel 2013 la Lega aveva in questa terra 2 consiglieri, adesso 14. Se la politica di oggi è liquida, Salvini è quello che aveva il boccale più grande da cui bere.











