Il decreto #SpazzaCorrotti tanto caro ai grillini, è un boccone amaro da digerire in casa Lega, tanto più che la matrice giustizialista, nella tradizione del centrodestra, non è stata mai di casa (delle Libertà). Così la prescrizione e gli immigrati diventano terreno di scontro per i due big dell’Esecutivo.
Una mediazione si troverà, come sempre, tanto più che oggi, ancora, nessuno dei due ha intenzione di rompere l’asse di Governo. Anche perché sul dl sicurezza potrebbero sopraggiungere i voti di Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia, viceversa sul fronte “prescrizione” il PD non si tirerebbe indietro.
I maggiori punti di tensione emersi dal Carroccio, riguardano la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Un sistema che eviterebbe diverse impunità, ma che allo stesso tempo terrebbe a vita sotto “ricatto” i cittadini, con una macchina Giustizia che non si preoccupa di accorciare i tempi dei processi, ma solo di farli vivere il più a lungo possibile.
Nodo su cui perfino un vecchio ricordo dell’adamantina fede coercitiva, ovvero l’ex pm Ingroia, ha concordato. Mulè, prima direttore di Panorama oggi parlamentare in quota FI ha commentato: “Così il processo diventa un ergastolo.”
È vergognoso che tantissimi reati finiscano nel dimenticatoio, che tantissimi delinquenti siano assolti non perché “il fatto non sussiste” o per “insufficienza probatoria”, ma per semplici deficit delle aule di Tribunale. Intollerabile, inconcepibile, la strada però non è condannare tutti all’incertezza, ma ovviare con la sacrosanta certezza della pena.
Allora, di primo acchito si potrebbe prevedere un tagliando ai tempi della prescrizione, specie per reati particolarmente gravosi, ma allo stesso modo vanno riformati un sacco di cavilli e codicilli che permettono ricorsi su ricorsi, rinvii, e udienze perditempo. Soldi e uomini infine non guasterebbero, la penuria di mezzi uccide le indagini e le sentenze.











