Metà Reddito di Cittadinanza a chi lavora in nero

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Tre dei sei miliardi previsti per il Reddito di Cittadinanza (RdC) potrebbero finire nelle tasche di chi un impiego lo ha, però in nero, mungendo sia dalla mammella del sommerso che da quella dello Stato, producendo un doppio danno alle casse erariali, da un lato con un esborso monetario non necessario, e dall’altro con tutta la sequela dei mancati incassi che questo comporta sulle spalle di chi le tasse le paga, e pure tante.

Questo è l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre, secondo cui la regione più a rischio è la Calabria, assieme a Campania e Sicilia. Mentre le più virtuose sarebbero il Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto.

I conti li fanno estrapolando i dati ISTAT, ovvero ci sono 3,3 milioni di italiani che risultano disoccupati ma svolgono mansioni in nero, oppure svolgono un’attività lecita ed una no, quindi scremando quest’ultimi che per via di una fonte di reddito comunque esistente non percepirebbero il RdC, parliamo di circa 2 milioni di soggetti (sui 4 totali) che potrebbero intascare illecitamente il sussidio.

Dati, che se uniti all’alta tensione per gli stranieri che intascherebbero l’aiuto, hanno alzato nuovamente la tensione tra Lega e 5Stelle. Tant’è che il Ministro del Lavoro Di Maio ha assicurato: “Il Reddito di Cittadinanza andrà ai soli italiani.” Eppure sarà difficile escludere coloro che hanno un permesso di soggiorno regolare nel nostro Paese, l’escamotage potrebbe risiedere negli anni di residenza in Italia, da innalzare per non mandare in cortocircuito il proposito nazionalistico.

In Europa ed anche al Nord, questa misura ha fatto saltare la mosca al naso, infatti burocrati e ceti produttivi mal digeriscono i drenaggi di risorse per chi non s’attiva nel tessuto sociale. I latini però dicevano pacta sunt servanda, il Contratto di Governo c’è e si rispetta, su questo Salvini non ha interesse alcuno a fare marcia indietro. Infatti su popolarità e successo dell’azione esecutiva, ne esce come unico vincitore.

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