Violenza assistita, da Bari l’iniziativa di sensibilizzazione di Save the Children con “la stanza di Alessandro”

0

Violenza assistita. Una vera e propria piaga che nel nostro Paese non riesce ad emergere perché ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata.

In soli 5 anni in Italia 427mila minori hanno vissuto situazioni di violenza domestica commesse nei confronti delle proprie mamme, e più di 1 donna su 10, tra quelle che hanno subito una qualche forma di violenza nella loro vita (6,7 milioni), ha temuto per la propria vita o quella dei propri figli e in quasi la metà dei casi i loro bambini hanno assistito in prima persona ai maltrattamenti.

Situazioni spesso di degrado (ma non sempre) e sempre di prevaricazione e violenza, sia pure indiretta, nei confronti dei più piccoli ed indifesi. Che non hanno quasi mai strumenti e mezzi per potersi difendere.

Per favorire la conoscenza delle devastanti conseguenze della violenza assistita sulla vita di migliaia di minori, Save the Children – l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro – ha organizzato questa mattina a Bari l’evento “Abbattiamo il muro del silenzio – La Stanza di Alessandro”, con il patrocinio dell’Assessorato al Welfare, Accoglienza e Pari Opportunità del Comune di Bari e dell’Università di Bari.

L’evento si è svolto presso l’Aula Magna “Aldo Cossu” del Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro alla presenza di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children; Antonella Inverno, curatrice dell’omonimo rapporto di Save the Children; Francesca Bottalico, Assessora al Welfare del Comune di Bari; Anna Fausta Scardigno, Presidente del Centro Servizi di Ateneo per l’Apprendimento Permanente dell’Università di Bari.

L’installazione immersiva: La stanza di Alessandro

Si è discusso delle evidenze del dossier realizzato in collaborazione con Istat, sul fenomeno drammatico della violenza assistita e i partecipanti hanno potuto immergersi completamente nella storia di Alessandro, un bambino come tanti, costretto ad assistere ad episodi di maltrattamenti tra le mura domestiche. Attraverso la tecnologia bone conductor, i partecipanti hanno potuto provare “nelle proprie ossa” l’angoscia di un minore vittima di violenza assistita.

“La casa dovrebbe rappresentare il luogo più sicuro per ogni bambino dove crescere e sentirsi protetto. Purtroppo spesso non e cosi e proprio tra le pareti domestiche i bambini sono costretti a vivere in un perpetuo stato di ansia e angoscia. Assistere alla violenza nei confronti di un genitore può causare dei traumi profondissimi nei minori. Depressione, attacchi di panico, difficoltà nella socializzazione e nel percorso di studi, atti di aggressività sono solo alcune delle conseguenze più dirette di chi è vittima di violenza assistita. Una piaga che in Italia continua ad essere sottovalutata.  Per questo è fondamentale sensibilizzare sul tema della violenza assistita e attivare reti di prevenzione e di protezione” dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Secondo il dossier di Save the Children, sono più di 1,4 milioni le mamme vittime di violenza domestica in Italia. Tra queste, più di 1 su 3 è stata vittima di violenza durante la gravidanza. A sottolineare quanto il fenomeno rimanga ancora sommerso, l’Organizzazione evidenzia che ben 550.000 donne vittime di violenza domestica non abbiano denunciato i loro aggressori o non si siano rivolte a figure specializzate. Nel 57% dei casi, infatti, le violenze subite vengono considerate come “qualcosa di sbagliato”[4] e non un reato da denunciare.

“La violenza di genere, in particolare quella che si consuma tra le mura domestiche, rappresenta un fenomeno molto complesso, dagli effetti spesso dannosi non solo per la donna ma anche per i figli.

La campagna “Abbattiamo il muro del Silenzio“, voluta anche a Bari dall’assessorato al Welfare e dalla rete Generare culture non violente, intende accendere i riflettori su un fenomeno, e in particolare quello della violenza assistita, che rischia di passare in secondo piano ma che, invece, assume pari, se non maggiore importanza, in quanto si riversa sui minori provocando danni a livello comportamentale, psicologico, fisico, cognitivo e sociale con la compromissione dei processi di sviluppo. E spesso, purtroppo, tutto questo dolore finisce per innescare una spirale di nuova violenza una volta divenuti adulti. Diventa perciò fondamentale investire sulla formazione e, specialmente, sulla consapevolezza degli adulti affinché si possa intervenire e tutelare insieme, per quanto possibile, l’infanzia”, dice Francesca Bottalico, assessore al Welfare del Comune di Bari.

“Il C.A.P. ha, sin dalla sua costituzione, messo al centro le dinamiche di ascolto e le storie di vita delle persone, dei bambini, delle donne e degli uomini che vivono relazioni spesso difficili con il contesto sociale di riferimento. La Stanza di Alessandro è un’occasione importante che il C.A.P vuole condividere con i suoi utenti e la sua rete di attori per rimettere al centro il vissuto umano e le storie e le esperienze emotive di chi, come Alessandro, vive un’esperienza traumatica” spiega Fausta Scardigno, presidente del Centro per l’Apprendimento Permanente dell’Università di Bari

C’è tempo fino a giovedì 7 febbraio

Fino a giovedì prossimo sarà possibile visitare l’installazione immersiva presso il Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro Ingresso di via Nicolai, mercoledì 6 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 18.30; giovedì 7 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 18.30.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.