Giampaolo Bisanti, nato a Milano da padre pugliese, celebra il suo corredo cromosomico ricoprendo l’incarico di direttore stabile dell’Orchestra della Fondazione Lirico Sinfonica del Teatro Petruzzelli a partire dal 2016.
Dirige le orchestre dei teatri più importanti del mondo; riducendo a spicchi la sua realtà si riesce ad afferrare il senso profondo del suo amore per la musica .
Nella Bari che lo ha adottato, a partire da questa sera , sabato 23 febbraio disciplina l’opera ‘Madame Butterfly’.
Recita in tre atti di Giacomo Puccini; esempio radicale del rapporto tra voce e immagine che sembra anticipare le idiosincrasie tra due mondi, dimostrando così che il futuro è sempre stato all’antica; l’atmosfera emotiva sull’appropriazione fisica e culturale dello strapotere militare dell’Occidente verso la crosta fragile della Società orientale.
Quest’opera pucciniana è una macchina a orologeria melodrammatica, è uno di quei capolavori in cui il momento di agire si astrae completamente dal mondo esterno. Con una orchestrazione brillante e un personaggio centrale che, come Tosca o Mimí, si evolve durante la trama. Ma è anche una colonna sonora che distilla la consuetudine operistica dei primi del novecento strizzando l’occhio alla musica di levante, frutto della curiosità inesauribile del compositore toscano.
Com’è la tua permanenza a Bari e il rapporto con il luogo in termini professionali e umani?
“Ho cominciato a calcare i palcoscenici più influenti dal 2006.
Bari era uno degli ultimi che mi mancava e sono stato invitato per la prima volta per la produzione di Tosca nel 2016 e successivamente di Turandot nello stesso autunno. Di lì è arrivata questa bella proposta di incarico”.
Una bella sfida.
“Ho accettato perché questo teatro mi piace molto e la gente è accogliente. Mi sento proprio bene in questa città.
Lo sfida che ho intrapreso è stata quella di lavorare con un’orchestra di nuova formazione. In genere quando subentri in un teatro trovi già un organico consolidato; questa invece è stata l’occasione di lavorare con un’orchestra tutto sommato giovane e che quindi era necessario forgiare. Ho potuto creare il mio suono, creare un’identità con questi musicisti. I risultati orgogliosamente si sentono.
È molto coesa e molto compatta, e in sede di recita e di concerto manifesta un’energia e un entusiasmo non comuni.”
Il cartellone di questo ormai avviato nuovo anno dimostra di essere vincente. Sono già molte le date sold out. Un teatro storico che pulsa emozioni giovani e costanti.
“Questo sovrintendente (Massimo Biscardi ndr) è straordinario oltre che dal punto di vista programmatico anche sotto il profilo manageriale perché coinvolge i propri collaboratori, quindi c’è sempre uno scambio di opinioni. Direi che le scelte per questo cartellone sono ottime. Anche perché da un paio d’anni, se pensiamo ai solisti che si sono esibiti con la Sinfonica, i nomi parlano da soli.”
Torni in scena con la Madame Butterfly. Un’opera di cui hai diretto diverse produzioni tra cui quella che portasti in scena a Brescia nel 2014 nella versione presentata la seconda volta dopo l’insuccesso della prima al Teatro Alla Scala.
“Quella del Petruzzelli è l’ultima versione di Madame Butterfly; in cui c’è un discorso narrativo più fluido superando le parti vetuste, con un modellamento meno pleonastico operato da Puccini successivamente; anche rispetto alla seconda versione che fu presentata appunto a Brescia dopo il fiasco della prima di Milano.”
Un’opera o un interprete che ti piacerebbe vedere sul palcoscenico barese?
“Negli ultimi anni la caratura degli interpreti, sia nella lirica sia nella sinfonica, che calcano il palcoscenico di Bari è già altissima senza aver nulla da invidiare agli altri teatri.
Nel corso tempo sarei felice che venissero portati cantanti che hanno più visibilità nel panorama internazionale; ma ce la stiamo già facendo.”
La società è dalla notte dei tempi vittima e produttrice dell’evoluzione; quella degli ultimi anni corre a una velocità fotonica. Cambia anche il mondo della lirica benché un cosmo legato alle radici della tradizione; c’è ancora nostalgia del passato nel pubblico dell’opera? Oggi forse conta più di ieri l’aspetto degli interpreti.
“C’è nostalgia, ma è giusto però dare spazio alle voci delle nuove generazioni; ai cantanti più giovani.
C’è stato un cambiamento perché la nostra è una società che viaggia veloce soprattutto grazie alla rete; possiamo essere al corrente di molte più cose. La gente oltre che una bella voce apprezza una bella presenza.
Chi ha una bella voce però, chi è un bravo musicista, ha diritto di stare sul palco”.
Un settore in cui lo studio è fondamentale.
“Questo è un ambiente meritocratico. Quando ci si accorge di avere voce bisogna comunque poi concentrarsi sulla interpretazione. E’ un lavoro continuo.
Le voci c’erano ieri, ma ci sono anche oggi e anzi ce ne sono eccome; bisogna valorizzarle e questi ragazzi devono capire che bisogna soffermarsi a creare la propria arte, la propria cifra interpretativa”.
Come ci si avvicina appunto a quest’arte?
“L’avvicinamento dei più giovani è fondamentale anche per evitare che questo mondo si incancrenisca.
L’Italia è la culla della lirica. Credo che bisogna dissolvere le distanze verso linguaggio, che è un assolutamente attuale.
I ragazzi non sono meno sensibili ma sono soggetti a troppe contaminazioni oggi,
E certe sonorità risultano chiaramente più fruibili. Mio padre ci ha trasmesso la passione per la lirica. Il genitore fa tanto. Se porti un bambino all’opera forse può restare impressionato dal palco. Vedere un’opera lirica è come vedere un film con in più l’impatto sonoro della musica dal vivo. Ma è anche importantissimo un progetto di educazione scolastica”.
Cosa pensi del pubblico barese?
“Be’ guardiamo Madame Butterfly; è tutto esaurito!
Il pubblico barese è stato privato del suo teatro per tanto tempo; adesso ne occupa l’intero spazio.
Abbiamo anche avuto una escalation con la sinfonica. Oltre al lavoro del sovraintendente in termini di marketing, va elogiata la proposta programmatica illuminata e lo dimostra il grande successo. Se hai il tutto esaurito anche su opere dal titolo meno celebre vuol dire che stai lavorando nel verso giusto”.
Rivelaci se c’è un’opera in cui vorresti debuttare?
“Il Simon Boccanegra.”
Madame Butterfly
Regia: Daniele Abbado
Scene: Graziano Gregori
Costumi: Carla Teti
Disegno Luci: Valerio Alfieri
Maestro del Coro: Fabrizio Cassi
Orchestra e Coro della Fondazione Petruzzelli
Allestimento scenico Fondazione Teatro Petruzzelli
INTERPRETATO DA
Madama Butterfly – Cio-Cio-San
Maria Teresa Leva (23, 27 febbraio, primo, 3 marzo)
Cellia Costéa (24, 26, 28 febbraio, 2 marzo)
Pinkerton
Carlos Ventre (23, 27 febbraio, primo, 3 marzo)
Walter Fraccaro (24, 26, 28 febbraio, 2 marzo)
Suzuki
Elena Belfiore (23, 27 febbraio, primo, 3 marzo)
Alessandra Palomba (24, 26, 28 febbraio, 2 marzo)
Sharpless
Pietro Spagnoli (23, 27 febbraio, primo, 3 marzo)
Damiano Salerno (24, 26, 28 febbraio, 2 marzo)
Goro
Massimiliano Chiarolla
Lo zio Bonzo
Riccardo Ferrari
Il principe Yamadori
Jaime Eduardo Pialli
Kate Pinkerton Katia Barile
Imperial Commissario Francesco Solinas




















