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Friday for Future, migliaia di studenti in piazza a Lecce contro i cambiamenti climatici

Oggi anche l’Unione Degli Studenti Lecce e Nardò, e Link Lecce – Coordinamento universitario sono scesi in piazza assieme a studenti e studentesse di tutta la provincia.

“Abbiamo assistito – dicono le organizzazioni scudentesche in una nota – ad una mobilitazione senza precedenti: oltre 1000 piazze sparse in 80 paesi nel mondo per il primo sciopero globale per il futuro, tantissime saranno le piazze in Italia, 11 le piazze studentesche solo in Puglia. Una mobilitazione che reclama l’attenzione delle classi dirigenti del mondo alla ormai riconosciuta presenza di una emergenza climatica e ad applicare delle misure urgenti e concrete per contrastarne le cause”.

“Al grido di “Se il clima fosse una banca, il governo l’avrebbe già salvato” oggi siamo scesi in piazza in migliaia di studenti e studentesse in tutta la Puglia contro il cambiamento climatico, per un modello di sviluppo alternativo al fossile ed ecosostenibile” dichiarano UdS Lecce e Nardò e Link Lecce.

“Secondo l’ultimo report dell’IPCC – l’organismo scientifico dell’ONU – ci sono rimasti circa undici anni per evitare di oltrepassare il punto di non ritorno. L’intero popolo mondiale, dunque, si trova ora a dover cambiare rotta verso una maggiore attenzione al pianeta, per evitare di vivere nelle conseguenze di questa crescente emergenza. Per ridurre in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici chiediamo che venga rispettato l’accordo di Parigi, ovvero che l’aumento di temperatura globale non oltrepassi i 1.5º C., pretendendo dal governo italiano che si avvii la transizione dal modello fossile a quello delle energie pulite e rinnovabili. – continuano – Pretendiamo che i fondi per i sussidi ambientalmente dannosi vengano spostati sull’istruzione perché crediamo che, a differenza di quanto dice il Ministro Bussetti che ha invitato le scuole a non partecipare, è fondamentale battersi contro le Grandi Opere inutili e dannose, per saperi liberi dalle logiche del profitto e in grado di immaginare un’alternativa sostenibile ed ecologica di società”.

“La lotta al cambiamento climatico è intrecciata inevitabilmente alla lotta per i diritti umani: la società contemporanea non può prescindere da una trasformazione sociale che vada verso un modello tanto più equo quanto più sostenibile. È necessario combattere la ricattabilità di chi vive particolari condizioni di marginalità rivendicando decisionalità e libertà di autodeterminazione contro gli interessi economici e speculativi e combattere chi devasta e svende i territori agli interessi privati e chi favorisce la disinformazione e il negazionismo per fini personali attraverso i saperi e l’nformazione. È necessario ripensare il modello produttivo/energetico in un’ottica che sia davvero sostenibile, democratica, in termini di redistribuzione della ricchezza e in nome della giustizia ecologica. Le nuove generazioni sono quelle che dovranno fare i conti con l’ambiente che verrà lasciato loro e si stanno ribellando ad un sistema che percepiscono come ingiusto e insostenibile. Vogliamo decidere noi sui nostri territori e sul nostro futuro” concludono.

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Redazione
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