Nel corso della storia molte sono state le fotografie che, attraverso l’immortalità di un istante, hanno lasciato segni profondi nel cuore dell’umanità, cambiando perfino il percorso della storia stessa. Molti sono stati i lavori di fotoreporter che hanno raccontato, con i loro frammenti di realtà, il dolore della guerra e la sua crudeltà, giungendo fino alle nostre generazioni. Tale figura, oggi prevalentemente in crisi, è tuttavia oggetto di molte controversie, soprattutto nell’ambito dell’etica professionale.
Così ad approfondire tale questione ci hanno pensato, durante l’incontro “Fotografia di reportage e storytelling”, tenutosi mercoledì 10 aprile presso la Mediateca regionale pugliese, il giornalista professionista del reportage fotografico Marcello Carrozzo, autore anche dell’importante documentario sul dramma dell’immigrazione, Itaca Sempre, e il giovane fotoreporter barese Marco Sacco. L’evento prende vita grazia ad un’idea di Gianni Cataldi, funzionario della Mediateca e presentatore nell’incontro, con la collaborazione di Apulia Film Commission e l’associazione fotografica Cacciatori d’ombra. Inoltre, tra gli ospiti d’onore, ad aprire il dibattito, il dirigente del Dipartimento del Turismo, Economia e della Cultura, Mauro Paolo Bruno.
Il primo ad iniziare con la presentazione dei propri lavori è stato Carrozzo, incantando il pubblico con alcune delle sue emozionanti storie, documentate attraverso i suoi fantastici scatti realizzati durante i viaggi tra Africa, India e Argentina. Secondo Marcello c’è un labile confine tra quella che è, per un fotoreporter, l’estetica e l’etica nella fotografia, ed è proprio su quest’ultima che egli fa del proprio lavoro un vero e proprio baluardo personale. Egli non si definisce un reporter, in senso lato, ma uno storyteller o più chiaramente un partigiano della fotografia, in quanto il suo lavoro parte da un principio umano fondamentale: la necessità di dare voce agli ultimi, a coloro a cui è stata tolta la luce e, soprattutto, la voce. Ed è proprio attraverso la fotografia, entrando umanamente in relazione con i protagonisti del racconto , che egli cerca di restituire la loro storia, insieme a quella dignità e quella speranza, strappate da una vita ingiusta e crudele, nell’indifferenza generale. Per Carrozzo un fotoreporter non deve rubare lo scatto ma deve porsi, prima di tutto, davanti all’obiettivo, entrando nell’anima del racconto, studiando quelli che solo i linguaggi del corpo dei protagonisti con particolare attenzione e rispetto per qualsiasi contesto. A portare avanti tale tematica ci ha pensato il giovane reporter Marco Sacco con il suo reportage sull’inquinamento atmosferico a Katmandu,nel cuore del Nepal, mostrando gli orrori e le tragiche conseguenze che questo può avere sull’essere umano.
Con i loro lavori di Storytelling di grandissimo impegno sociale, accomunati da una profonda passione per il mestiere, sono riusciti a far riflettere criticamente il pubblico sui concetti di amore e umanità, sempre più carenti in un mondo come il nostro in cui il giornalismo superficiale tende a non rispettare.











