ArcelorMittal Italia quest’oggi ha annunciato che a causa della grave crisi di mercato “si trova nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione”.
A nemmeno un anno dalla firma dell’intesa sindacale davanti al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, i nuovi padroni dell’ex Ilva, di fatto, sono tornati sui loro passi e tagliano di poco più del 17% la forza lavoro che si erano impegnati a reintegrare nell’impianto pugliese, dove avevano già riassorbito 8.200 dipendenti e si erano impegnati ad assumere entro il 2025 tutti gli operai rimasti fuori dal ciclo produttivo.
La decisione avrà effetto dai primi giorni di luglio e comporterà la fermata di treno nastri 1, colata continua 5, e laminazione a freddo.
Secondo ArcelorMittal la causa di questa scelta è da ritrovarsi “critiche condizioni” del mercato che hanno spinto a rallentare la produzione nell’acciaieria jonica da 6 a 5 milioni di tonnellate.
Nella giornata di domani l’azienda incontrerà le rappresentanze sindacali dello stabilimento di Taranto, mentre lunedì alle 14 è convocato un faccia a faccia con i segretari di Fiom-Cgil, Uilm e Fim-Cisl che si terrà nella sede di Confindustria. Prima dell’incontro del 6 giugno è previsto un sit-in di lavoratori e in ambienti sindacali non si esclude un ricorso allo sciopero se l’azienda non dovesse fornire rassicurazioni.











