Ho volutamente usato un inglesismo, un termine pronunciato illo tempore da Elsa Fornero per definire i giovani italiani in cerca di lavori dignitosi. Oggi questo slang è attribuibile alla carta stampata italiana e ad una politica prezzolata che tenta di fare il verso al Governo. Prima è montato il caso Gabicce Mare, dove il Sindaco accusava il Reddito di Cittadinanza per la mancanza di stagionali sulle spiagge, ed ora il blasonato Corriere della Sera monta ad hoc una storia simile, per i call center di Milano.
Tutte le località turistiche, da Nord a Sud, sfruttano ragazzi meridionali ed immigrati per i ruoli di hotellerie, receptionist, camerieri, servizi di pulizia ecc., per un semplice motivo: Pretendono meno. Meno denaro, meno diritti, meno ore di riposo, meno turni predefiniti. Una situazione di semi-schiavismo in cui per portare a casa uno straccio di stipendio s’accettano anche 14 ore di lavoro giornaliere.
Il RDC, se ha un merito o potenzialmente potrebbe averlo (la stampa gonfia questi casi in maniera molto strumentale), è quello di togliere dalle maglie della precarietà imposta e della miseria oraria, i cittadini italiani. Non è possibile schiacciare la propria dignità per vivere, ed il salario minimo è un’altra misura che in combinato disposto, obbligherà i datori di lavoro (per fortuna, non tutti) a pagare il tempo delle persone in maniera dignitosa, e non ad imporsi come catena di montaggio cinese con le sbarre alle finestre.
L’ultima notizia uscita in merito, ripresa dicevamo dal Corriere, riguarda un call center a trenta minuti da Milano, che nonostante paghi un salario dai 900 ai 1.200 euro mensili, non riesce a trovare impiegati. Cercano laureati, e molti coloro i quali fanno domanda con il cv, poi non si presentano ai colloqui.
Prima obiezione, perché un laureato dovrebbe ambire a lavorare nella costosissima Milano per fare l’operatore di call center? (Se pure non nel ramo promozionale). La seconda, al Sud con quello stipendio (ci sono pochissimi call center che lo offrono), l’attenzione dei ragazzi è altissima e posti simili sono molto ambiti. Basta farsi un giro per trovare giovani anche oltre i 30 anni che se non vendono prendono 1,50 euro all’ora.
Bisogna calarsi nel contesto, cosa ci fa una persona con 900 euro al mese nell’hinterland milanese? Se vivi a fotosintesi clorofilliana forse a stento copri un fitto modestissimo e acqua e luce. E per far passare assurde le pretese dei papabili collaboratori, il gestore afferma “spesso vengono da Università prestigiose, e pretendono subito ruoli dirigenziali.”
Per quanto sia un fan dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, vorrei ben vedere se dopo avere speso 10mila euro o più di retta annua, vitto, alloggio, e compagnia cantante, qualcuno sogni d inserirsi in un call center, tra l’altro – lo ripetiamo – con una paga che al Nord Italia non dà nessun sollievo.
Terza ed ultima obiezione, vi pare che chi abbia fatto studi blasonati, per la maggiore, viva di stenti economici? Sono sicuro che nessuno di questi o quasi, sia percettore del Reddito. Certo, magari ci saranno casi di vincitori di borse di studio, ragazzi che hanno sgobbato notte e giorno per una ambizione, ma non credo l’abbiano fatto per poi vivere in miseria. Altrimenti la cassa della coop avrebbe dato loro maggiore soddisfazione, con il minor sacrificio possibile.
Ed anche qualora nell’ipotesi più assurda lo fossero (percettori di RDC), senza nessuna pertinenza con la realtà, assegni per un massimo di 780 euro al mese a persona, con una moltitudine di vincoli di spesa e controlli, non sono il deterrente per non fare nulla nella vita. Ma piuttosto, per non accettare qualsiasi condizione vessatoria o contratto capestro.











