HomePoliticaDi Maio chiude il casello ai Benetton

Di Maio chiude il casello ai Benetton

In questi mesi quella promessa, fatta anche dal Ministro Toninelli, era caduta nel vuoto. Sembrava dimenticata, complicata, di difficile attuazione. Era la volontà, a caldo, di levare la concessione al gruppo Atlantia della famiglia Benetton, per la gestione delle autostrade italiane.

“Se vogliamo fare giustizia – ed è chiaro che nelle sedi processuali ci saranno i processi e i risarcimenti danni – come Stato abbiamo il dovere di togliere le autostrade italiane a chi non ha fatto le manutenzioni. Ed è quello che porteremo avanti.” Ha affermato il Vice-Premier Di Maio, auspicando che alle commemorazioni del 14 agosto ci si arrivi “con la concessione di revoca almeno avviata.”

Gli fa eco il Presidente del Consiglio Conte, più morigerato nei toni ma con lo stesso orizzonte, ovvero quello di non soprassedere sui fatti avvenuti. Di sicuro, in ballo ci sono miliardi di euro ed una partita complessa anche dal punto di vista del contenzioso. Contrattualmente saremmo vincolati sino al 2042.

Il Ministero dei Trasporti può revocare la concessione se il gestore è inadempiente, però dopo la lettera di contestazione ha 90 giorni (Autostrade per l’Italia spa) per aderire agli obblighi, più eventuali 60 giorni per altri allineamenti. Pena la decadenza, eppure qui vi è un inghippo, perché qualunque sia la motivazione, anche la negligenza grave, c’è un costo per l’erario pubblico. Tocca versare un importo pari ai ricavi annui residui, qualcosa stimata da alcuni esperti come 20 miliardi di euro.

Parliamo di denaro che, in questo momento, è davvero arduo trovare nel Bilancio pubblico. Salvini che ha dato l’allerta ai colleghi “o trovate 10 miliardi per la Flat Tax o lascio”, non gradirà di sicuro retrocedere sui suoi desiderata per rispondere ad una esigenza grillina, di visibilità, per perorare il pugno duro sui caselli.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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