“Ho sentito dire che c’era questa promessa di 30 mila euro, però se fosse solo intenzione di Arata o che il senatore Siri ne fosse a conoscenza non so dire.” Suonano dirompenti le parole di Manilo Nicastri, il figlio del boss dell’eolico Vito Nicastri, interrogato oggi d’urgenza dai pm di Roma nel filone d’inchiesta che corre dietro il Senatore Armando Siri.
L’ex Sottosegretario, messo sotto un torchio mediatico infernale dagli alleati di Governo grillini per le dimissioni negli scorsi mesi, ha da sempre professato innocenza e disponibilità a chiarire nelle aule di giustizia ogni sua estraneità ai fatti contestati. Presentatosi spontaneamente a ricostruire la vicenda, fornendo perfino gli estratti conto bancari, ha evitato ogni tipo di polemica ed ha tirato dritto sul suo indefesso lavoro politico. Flat Tax, pace fiscale, scuola di formazione, ecc.
Per non aspettare i lunghi tempi di un eventuale processo, di fronte alla collaborazione dei Nicastri agli arresti in Sicilia, la procura di Roma aveva accelerato, cercando la prova regina che inchiodasse o scagionasse il Senatore leghista. L’avvocato di Siri Fabio Pinelli ha prontamente commentato: “Noi siamo terzi rispetto alla vicenda, queste sono chiacchiere fatte da soggetti diversi rispetto a Siri. Durante l’incidente probatorio è emerso in modo inconfutabile non solo che non c’è stata dazione, ma neanche offerta”.
E prosegue: “Faccio presente, in ogni modo, che l’eventuale offerta sarebbe stata respinta da Siri. Ma sia Vito Nicastri sia suo figlio hanno detto che nessuna offerta è stata fatta. Nicastri, e lo ha spiegato oggi in aula, ha inteso le parole di Arata come un’intenzione di cui si era ripromesso lo stesso ex deputato di Forza Italia. L’offerta però sarebbe dovuta essere fatta dopo l’approvazione dell’emendamento che non è stato però approvato. Siamo fiduciosi che la magistratura prenda atto della totale estraneità di Siri.”
Deflagra totalmente l’impianto accusatorio visto che tutto ruota attorno alla millanteria di Arata che forse aveva l’intento di estorcere denaro al suo socio occulto, o, v’era qualsiasi altra intenzione che in questo momento è costata caro, umanamente e politicamente, soltanto ad Armando Siri. Di Maio ha sempre tempo per alzare quella cornetta e chiedere scusa.











