HomeEditorialiCommentiDi Maio - Salvini, il tira e molla e l'opposizione interna

Di Maio – Salvini, il tira e molla e l’opposizione interna

“Il vero grande tema è che forse la Lega ambisce, anche legittimamente, a qualche ministero in più, allora lo chieda”. Così il vice-Premier Luigi Di Maio a chi gli domanda sulla tenuta dell’esecutivo, palpabile l’intenzione di ammorbidire i toni, sparando nel cielo un bengala di pace giustappunto per i tremolii elettorali.

Matteo Salvini secondo gli ultimi sondaggi è un treno in corsa, non fa fermate, è diretto alla guida del Paese, probabilmente alla guida di una coalizione di centrodestra che potrebbe tornare a compattarsi, questa volta con un leader chiaro in partenza. Un’alta velocità che i 5Stelle, ironia della sorte contrari anche all’investimento TAV, non conoscono e racimolano, politicamente parlando, poco più che briciole, in calo rispetto all’appeal che solo pochi mesi fa avevano portato i pentastellati ad essere di gran lunga il primo partito d’Italia.

Come evitare che la Lega in autunno faccia cadere il Governo? Probabilmente elargendo “sì” e lasciando libere altre caselle in un rimpasto, d’affidare a uomini di centrodestra. Addirittura, potrebbe riaprirsi la possibilità di avere Fratelli d’Italia in sella, in modo che il Carroccio faccia le prove tecniche di una guida sovranista, blandendo le esigenze grilline.

Eppure, anche rendendo acqua zuccherata i desiderata di Di Maio, l’impressione è che per Salvini la presenza dei pentastellati al proprio fianco dia un effetto nocebo, vivendoli con insofferenza. “Se il cavallo di battaglia della Lega è la flat tax noi ci aspettiamo da loro il numero di miliardi che servono per farla. Non si può stare al governo con l’atteggiamento da opposizione, qualsiasi cosa noi viene raccontata non basta, ma siamo al governo insieme.”

Buffo che adesso sia la narrazione 5Stelle a definire “opposizione interna” l’alleato, cercando di sbolognare l’agenda economica per non dare alibi allo swtich-off del nuovo (possibile) Governo. Nel frattempo è Di Battista ad incendiare nuovamente lo scontro:
“Non me ne frega nulla che si sia inginocchiato davanti ad una cubista, mi indigna che si sia, di fatto, inginocchiato davanti al potere dei Benetton. Non me ne frega nulla dei brindisi che fa in spiaggia il ministro Salvini, mi indigna il fatto che a causa della Lega Nord molte cooperative (anche Coop rosse legate al Pd) sono pronte a brindare per gli appalti che arriveranno sulle grandi opere inutili.”

Ieri però Salvini è stato sintetico: “Al comizio di stasera potrei mandare a cagare Di Battista.” Qui non v’è bisogno di nessuna interpretazione giornalistica, pane al pane, vino al vino.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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