A vent’anni dal primo Matrix sappiamo che ci sarà un quarto capitolo della saga in uscita nel 2021, con le riprese che inizieranno a febbraio 2020 a Chicago. A dirigerlo una delle sorelle Wachowski, Lana, mentre dell’altra – che prima dell’operazione erano due fratelli – non si conosce la presenza. Lana Wachowski co-firmerà anche la sceneggiatura.
Keanu Reeves tornerà a vestire i panni di Neo, l’eletto, e con lui ci sarà la stessa dolce metà, Trinity, interpretata da Carrie-Ann Moss. Non abbiamo ancora notizie del leggendario Morpheus, di cui ha vestito i panni Laurence John Fishburne III
Ancora vani i dettagli sulla trama, quel che è certo però risiede nel fatto che l’umanità ha ancora bisogno di un sano “Risveglio.”
La trilogia, dopo avere incassato oltre 1,6 miliardi di dollari, ha riacceso i fari sul clamoroso errore che Will Smith all’epoca fece, rifiutando di interpretare nella pellicola il protagonista. La storia non si scrive con i sé tuttavia, e siamo di nuovo al punto: “Perché abbiamo bisogno di nuovo di Matrix?”
Anzitutto, per comprenderlo. Chi vi scrive per primo, dopo averlo guardato numerose volte e cestinato – non mi piacciono i film di fantascienza fini a sé stessi – n’è divenuto cultore solo dopo averne capito il senso profondo, le origini, la matrice della storia.
Neo sei tu che stai leggendo questo pezzo, sono io, siamo tutti noi. Neo è chiunque di noi si risvegli, per l’appunto, chiunque prenda consapevolezza del proprio mondo interiore, non ignori gli interrogativi che sgorgano nel sangue, e faccia riaffiorare un vivido ricordo di sé. Non tradendo l’uomo, l’anima, a discapito della società e degli “agenti Smith” che limitano e censurano il potere personale.
Matrix prende spunto da una traduzione letterale dei racconti biblici, narra aneddoti e fatti senza il filtro della religione, ma senza neanche ovviamente imporsi come qualcosa di ufficiale. Ognuno in fondo crede a ciò che sente vero.
Detto ciò, l’essere umano è il virus, l’anomalia, l’unico essere che non riesce ad adattarsi alla natura, allo spazio circostante, ma lo divora come fosse una cellula impazzita. È evidente, con lo sviluppo delle intelligenze artificiali ed il futuro che stiamo costruendo, si faccia sempre più necessaria una revisione al senso etico di quello che siamo, inteso come consapevolezza e talento.
Una volta demandato tutto alle macchine, una volta intrapreso il binario dell’automazione e della totale dipendenza dai robot, chi garantirà la sopravvivenza alla nostra specie?
Se per qualcuno è troppo, o uno scenario troppo lontano e surreale, può sempre godersi un buon film!











