Weart (Wearable robotic technology), si chiama così la tecnologia presentata alla prima Conferenza italiana di robotica e macchine intelligenti, alla Maker Faire 2019, promossa dalla Camera di Commercio di Roma.
Un anello robot indossabile che simula il tatto, e promette di registrare ruvidezza, pressione e temperatura. Venduto, come ogni cosa, con uno scopo nobile: “Con questa tecnologia, ad esempio, attraverso braccialetti intelligenti, è possibile guidare da remoto una persona non vedente, senza bisogno di accompagnatore.” Per arrivare ad una “coevoluzione uomo-macchina”.
Concetti ancora astratti per la stragrande maggioranza, ma che ad un certo punto porranno temi etici e di disorientamento cognitivo molto importanti. Siamo sicuri che sarà possibile co-evolvere? In quale modalità e declinazione?
Il baratro è vicino ma non ci è dato avvedercene. La prima guerra sarà per il lavoro che verrà meno, poi i rapporti affettivi, la maternità, ed il senso stesso del venire al mondo verrà privato di valore ed interesse.
Una minaccia letale, perché in un Mondo fatto di ordine e numeri binari, le macchine vivranno bene, ma l’uomo schiacciato ed annichilito nel centro più profondo del proprio essere, con l’empatia e l’intelligenza emotiva al bando – diverrà un inutile consumatore di risorse del Pianeta. Un peso, un suppellettile ultroneo che ad un certo punto sarà meglio estirpare.











