La mancata concessione dei permessi premio agli ergastolani non sarà più applicabile ex lege. Questa la decisione della Cosulta. E la mancata collaborazione con la giustizia non impedisce i permessi premio per chi è sottoposto all‘ergastolo ostativo, purché ci siano elementi che escludono collegamenti con la criminalità organizzata. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, precisando che la presunzione di “pericolosità sociale” del detenuto non collaborante non è più assoluta ma diventa relativa e può essere superata dalla valutazione del magistrato di sorveglianza.
Sull’argomento è intervenuto, con una nota, l’avvocato e parlamentare barese di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. “Nella sentenza della Consulta sull’ergastolo ostativo non c’è nessun ‘liberi tutti’. Semplicemente viene scardinata la presunzione di pericolosità: sarà il giudice, volta per volta, a valutare sulla base di alcuni parametri se e come concedere un permesso premio”.
“In questi casi – sottolinea Sisto – come nella generalità, è giusto demandare ai giudici la discrezionalità della scelta; le criticità si creano quando taluni magistrati pretendono di scrivere leggi ‘camuffate’ da sentenze con l’obiettivo di sostituirsi al potere legislativo”.
Che poi prosegue: “le rassicurazioni del ministro Bonafede sul ‘dispiegamento tardivo’ degli effetti della soppressione della prescrizione sono risibili: la nuova norma entrerà in vigore a gennaio 2020 e questo è un fatto inoppugnabile. Da quel momento in poi, chiunque sia coinvolto in un processo non avrà più alcuna certezza che il procedimento possa avere mai una fine. Ma la Costituzione dice ben altro: il processo deve avere durata ragionevole, la pretesa punitiva dello Stato deve avere un termine e la soluzione giudiziaria deve essere quanto più vicina possibile al fatto contestato”.











