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Ex Ilva, Arcelor Mittal comunica ai Commissari la volontà di ritirarsi dall’acquisto e di rescindere il contratto

Una vera e propria bomba economica sull’Italia e su Taranto in particolare. Un disimpegno da parte degli acquirenti dell’Ilva che, se mantenuto, porterebbe a gravissime quanto imprevedibili conseguenze.

Rescissione del contratto e restituzione dell’impianto allo Stato. E adesso, dopo la decisione presa questa mattina da Arcelor Mittal per Taranto, l’ex Ilva e migliaia di lavoratori si apre un periodo oscuro: che fine farà l’impianto siderurgico tarantino? E soprattutto, che fine faranno le migliaia di posti di lavoro a rischio? E chi manterrà le promesse fatte e gli impegni sottoscritti?

Ed ancora… chi si occuperà e si farà carico dei lavori di bonifica e di ripristino dei luoghi e dell’ambiente jonico?

A un anno dall’arrivo a Taranto, Am InvestCo Italy ha notificato questa mattina ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere dall’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso e ratificato tra lo Stato ed il colosso indio-lussemburghese, concluso lo scorso 31 ottobre.

ArcelorMittal in una nota spiega che questa opzione è prevista dallo stesso contratto, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale. In questo caso alla Società è riservato il diritto contrattuale di recedere dallo stesso. Cosa che il management di Arcelor Mittal ha esercitato questa mattina.

Parte fondamentale della decisione dell’azienda, come si legge nella nota, una situazione di incertezza giuridica e operativa, dovuta anche (ma si potrebbe dire anche soprattutto) al venir meno dell’immunità penale per la società per quanto riguarda il risanamento ambientale, insieme ai provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto che obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019.

La lettera di rescissione del contratto è stata inviata ai Commissari Straordinari ed ai sindacati. Ai primi perchè sono ancora i proprietari di Ilva, considerando che il regime giuridico prevedeva l’affitto dell’impianto e la sua conversione in acquisto effettivo soltanto nel 2021. Per quanto riguarda i lavoratori perchè i contratti, attualmente a tempo determinato, si sarebbero trasformati (oltre 10mila lavoratori) in tempo indeterminato soltanto a cessione d’azienda completata.

Ecco il testo del comunicato Arcelor Mittal

“Con effetto dal 3 novembre 2019 il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso.

In aggiunta i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 – termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare – pena lo spegnimento dell’ altoforno numero 2.

Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il Contratto”.

“In conformità con il contenuto del Contratto – conclude la nota – la società ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità per le operazioni e i dipendenti entro 30 giorni dalla loro ricezione della predetta comunicazione di recesso o risoluzione”.

Nel pomeriggio è previsto un vertice al Mise, i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico), Giuseppe Luciano Provenzano (Sud), Sergio Costa (Ambiente) terranno un incontro sul futuro del gruppo Ilva.

Per l’amministratore delegato di Arcelor Mittal Lucia Morselli “sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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