HomePoliticaRegione Puglia, oggi il Consiglio monotematico sulla situazione dell'ex Ilva

Regione Puglia, oggi il Consiglio monotematico sulla situazione dell’ex Ilva

Un ampio dibattito, tante parole sull’Ilva, cifre e dati che disegnano una situazione molto preoccupante. Ma che cosa può e deve fare la Regione Puglia per poter tutelare una intera comunità?

Oggi un consiglio regionale monotematico ha affrontato l’argomento.

E’ toccato a Gianni Liviano del gruppo misto aprire il dibattito sulla vertenza ex Ilva dopo l’intervento del presidente Michele Emiliano che ha ricostruito la vicenda partendo dal momento in cui si è insediato alla presidenza della Regione. Liviano ha definito Mittal come il killer degli stabilimenti siderurgici, avendone acquisito e chiusi due in Francia, altrettanti in Belgio ed uno in Usa, Polonia e Sud Africa.

“Acquisire per eliminare, questo è il piano di Mittal”, ha affermato Liviano che da tarantino si è chiesto se la città ed il territorio jonico possono fare a meno dello stabilimento siderurgico, laddove la diversificazione, intesa come alternativa all’acciaieria, ha segnato il passo. Ed allora opposizione allo spegnimento degli altiforni ed alla fuga di Mittal e si al ritorno dei commissari, alla costituzione di un fronte unitario per chiedere il finanziamento della legge speciale per Taranto e l’incremento delle risorse per creare opportunità occupazionali alternative.

Anche Aldo Aloisi componente del gruppo misto, si è soffermato sulle scelte possibili in uno scenario problematico all’ennesima potenza. Ed ha escluso l’ossimoro della fabbrica che produce acciaio, mantiene alti livelli occupazionali e riesce a non inquinare. “Inimmaginabile che queste cose possano essere compatibili tra loro” con le tecnologie attualmente disponibili. Più percorribile, per quanto possibile, l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, un punto di equilibrio meno complicato che pone però questioni stringenti: individuazione delle risorse finanziarie, investimenti, agevolazioni, alternative occupazionali per gli operai esclusi dal processo produttivo.

Di una Taranto “illusa, tradita e presa in giro” ha invece parlato Ignazio Zullo, capogruppo di FdI. “Partiti di governo e Regione hanno promesso ai tarantini cambiamenti che non si sono mai realizzati. Ed il presidente Emiliano, ha proseguito, “deve interrogarsi nel momento in cui denuncia di essere stato emarginato” dai processi decisionali che i governi Renzi e Gantiloni hanno preso a proposito dell’ex Ilva. E per questo ha accusato il governatore di aver condotto le battaglie politiche a favore del siderurgico non in nome dell’istituzione, ma per fini personali. Ha proposto di tenere assieme i valori di rango costituzionali, ovvero lavoro e salute, valutando come anche la povertà sia causa di malessere e non solo sociale. Zullo che si è dichiarato insoddisfatto delle notizie fornite dal presidente Emiliano sulla vertenza, ha concluso il suo intervento sottolineando come il cambiamento delle regole in corso d’opera sia uno dei fattori che non favoriscono l’attrattività di investimenti nella nostra regione.

Luigi Morgante (Area Popolare) ha parlato di grande illusione. “Ad inizio degli anni Sessanta lo Stato arrivò a Taranto, costruì il grande stabilimento dell’Italsider e con esso partì la grande illusione, con la politica che si fece carico delle sue grandi responsabilità su quello che è oggi Taranto. Poi – ha detto Morgante – la politica si è fatta suddita del siderurgico sino a che politica e siderurgico, divenuto l’Ilva dei Riva, sono stati commissariati dalla magistratura.” Questa è la foto della Taranto contemporanea che contrappone all’autorevolezza di uno Stato che toglie e mette lo scudo ad una società indotta ad andar via. Per Morgante, è il buon senso l’unica possibile soluzione. Scelta ibrida tra una decarbonizzazione possibile ed il controllo delle emissioni, una produzione quindi limitata, con la pretesa di non lasciare indietro nessuno dei lavoratori in esubero”.

I consiglieri regionali di Fratelli d’Italia (Erio Congedo, Giannicola de Leonardis, Luigi Manca, Renato Perrini, Francesco Ventola e Ignazio Zullo) puntano, invece, l’indice sull’inutile “rassegna stampa” di Emiliano, fatta solo per sottrarsi, a detta loro, “a proposte concrete”.

“Avevamo chiesto una monotematica del consiglio regionale per ascoltare quale tipo di interazione fosse riuscito ad ottenere il presidente Emiliano sul tema ex Ilva, o quale autorevolezza avesse acquisito in questo delicato momento di trattativa tra governo e Mittal, invece abbiamo ascoltato un’ora e mezza di rassegna stampa su quanto da lui fatto in questi anni.  Insomma, la solita mossa del governatore pugliese per distogliere l’attenzione dal tema principale del dibattito. Quindi andremo via da quest’Aula oggi senza sapere qual è la soluzione che Emiliano ha per Taranto, o quale la ricetta che si può mettere in campo per conciliare Salute, Ambiente e Lavoro. L’ennesima presa in giro nei confronti dei cittadini tarantini, che -già delusi dalle infinite promesse in campagna elettorale- forse si aspettavano che i loro rappresentanti più vicini, in consiglio regionale, potessero contribuire a tracciare un progetto o una linea direttiva da proporre al governo nazionale. A fronte di questo, il governo regionale troverà pieno sostegno di Fratelli d’Italia solo se sarà in grado di portare proposte concrete nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori, della tutela della salute e dell’ambiente”.

Nel dibattito interviene anche Peppino Longo. Per il vicepresidente del Consiglio Regionale “Non solo l’allarme occupazione e ambiente, ora anche la Banca d’Italia certifica che la crisi dello stabilimento ex Ilva di Taranto incide sull’intero sistema economico e sociale della Puglia. E la Regione ha quindi il dovere di rispondere con un’unica voce ad ArcelorMittal. Personalmente sono e sarò al fianco del presidente Michele Emiliano: l’acciaieria deve diventare non pericolosa per la salute, deve essere decarbonizzata e messa nelle condizioni di produrre a pieno regime, salvaguardando i posti di lavoro e, anzi, in prospettiva creando i presupposti per una maggiore occupazione”.

Al fianco di Emiliano anche i consiglieri regionali de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino, Alfonso Pisicchio e Giuseppe Turco: “Non accetteremo compromessi di qualunque tipo. Né baratti e né reiterate rappresaglie di chi crede che il diritto al lavoro e alla salute siano mere merci di scambio. La vita delle persone, il loro futuro, non sono prodotti in vendita. E non lo è nemmeno la città di Taranto. Per questo sosterremo convintamente tutte le iniziative, anche di natura legale, che la Regione Puglia e il presidente Emiliano vorranno intraprendere per tutelare l’ex Ilva e i suoi lavoratori. Confidiamo però in un intervento deciso da parte del Governo, senza strumentalizzazioni politiche ed elettorali. Oggi parlano di Taranto anche quelli che sino a qualche settimana fa non si sono mai preoccupati del destino del siderurgico, dei lavoratori, dell’indotto e delle loro famiglie. In situazioni così delicate ci vuole anche della sana coerenza”.

Per il consigliere del M5S Marco Galante oggi “si deve cercare di produrre, ma di dare mandato a produrre un documento, con un comune intento, perché oggi Taranto vuole delle risposte e non ha bisogno di spot elettorali”. Secondo lui la strada da percorrere è tracciata, ma ci vuole la condivisione di tutte le forze politiche per dare un mandato e tentare di produrre un documento dove tutta la Regione Puglia deve essere vicina alla situazione di Taranto, per trovare una soluzione a breve e a lungo termine.

Il consigliere Fabiano Amati (Pd) nel corso del suo intervento, ha rilevato la necessità di “giungere come Consiglio regionale ad una conclusione che sia una idea ed una proposta precisa”. Amati ha voluto fare una premessa, dicendo che in questa vicenda, non c’è chi ha interesse per i malati e chi, invece, è completamente disinteressato. Quindi, per Amati è necessario dare una risposta, rispetto a quello che sta accadendo, e non ricostruire ognuno legittimamente la storia propria. Per Amati si potrebbe chiedere di “adottare, al più presto, ogni misura di carattere normativo e amministrativo per dare attuazione al piano ambientale, tutelare l’intera produzione dell’azienda ex ILVA, comprese le aree a caldo, le sue capacità tecnologiche e operative, i lavoratori diretti e dell’indotto, i fornitori e i processi di rafforzamento industriale, che è ciò che è contenuto in un ordine del giorno approvato dall’Assemblea nazionale del PD”.

Nel corso del dibattito è intervenuto anche l’assessore regionale allo sviluppo economico Cosimo Borraccino, secondo cui è indispensabile” recuperare il tema dell’unità, per dire che l’ambiente è un tema fondamentale, che la salute non è barattabile con nulla, ma nello stesso tempo oggi, in spregio a questa visione che qualcuno, ha messo in campo in questi anni, l’errore è stato da parte della maggioranza silenziosa che non ha avuto la capacità di dire, perché veniva attaccata sui social media, quando si provava a dire qualcosa, o quando si facevano delle manifestazioni pubbliche”.

L’assessore ha evidenziato che il tema ambientale è prioritario, ma non si può permettere a questa azienda di chiudere e di spegnersi, perché significherebbe anche un gravissimo danno sanitario e ambientale per i cittadini di Taranto.

Anche per il consigliere Renato Perrini (FdI) è necessario pensare che tutti insieme si possa arrivare ad una soluzione ed in particolar modo, se Taranto è di interesse europeo, deve essere anche l’Europa a dare una mano. Secondo Perrini, si può essere propositivi e trovare delle giuste soluzioni solo se si è uniti sulle proposte da fare su Taranto. Il consigliere ha rilevato il rischio di vedere fallire le aziende dell’indotto, alle quali sono stati già portati via 150 milioni di euro nella prima fase dell’emergenza Ilva.

“Una regione non può pretendere di essere più forte ed autorevole di una nazione e per questo mai chi rappresenta la Puglia avrebbe dovuto proporre di accollarsi i debiti accumulati dalle imprese dell’indotto per poi perseguire i creditori”.

A denunciarlo è stato Nino Marmo, capogruppo di Forza Italia che ha poi proposto all’assemblea i punti di un ordine del giorno: ripristino delle attività produttive e dello scudo penale; saldo non sono dei 60 milioni di crediti vantati dalle 150 aziende dell’indotto nei confronti di Arcelor Mittal, ma anche dei 150 milioni che le stesse vantano nei confronti della gestione commissariale; sospensione di tasse ed imposte dovute da lavoratori ed imprese dell’indotto perché la crisi ex Ilva è paragonabile ad una calamità e con gli stessi strumenti andrebbe aggredita.

“Avanzare promesse quando si è all’opposizione e molto più semplice che proporre soluzioni quando si governa”. E’ l’affermazione con cui Gianni Stea, assessore all’ambiente ha aperto il suo intervento rivendicando all’azione del governo regionale il merito di essersi battuto per ottenere a favore di Taranto l’organizzazione dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Ed entrando nel merito della crisi dell’ex siderurgico ha sostenuto uno scenario in cui entro i prossimi 20 anni un’industria leggera prenda gradualmente il posto degli altiforni sino alla completa chiusura del siderurgico.

Alla seduta sono intervenuti anche i consiglieri regionali Francesca Franzoso (FI), Giuseppe Turco (La Puglia con Emiliano), Michele Mazzarano (Pd) e Antonella Laricchia (M5S).

Un dibattito surreale, secondo la forzista Francesca Franzoso, in cui l’intervento del presidente Emiliano non ha aggiunto elementi di novità ma ha confermato invece la volontà – più volte sostenuta – di fermare l’Ilva, tanto da considerare la protezione legale una aberrazione giuridica. Una tutela che invece Franzoso ritiene necessaria tanto da chiedere che la Regione solleciti al Governo un decreto d’urgenza per ripristinare la protezione legale, affinché ArcelorMittal o eventuali commissari possano prender in mano lo stabilimento. “Quello che serve è procedere al completamento del piano ambientale perché Taranto ha bisogno di uscire da questo dramma”.

Turco “Quali che siano le decisioni che maggioranza e minoranza intendano prendere, è necessario trovare un convincimento comune e capire come si intende reperire i fondi da destinare all’indotto, perché ciò che interessa sono i dipendenti e i loro figli. Prendiamo una decisione degna dell’Aula che rappresentiamo”.

Mazzarano ha auspicato che alla fine del dibattito venga fuori un documento, il più unitario possibile. Il tema non è che la comunità nazionale dovrebbe reagire contro un Governo che rende questo Paese un piccolo Paese, che lascia scappare degli investitori.

Per Antonella Laricchia “questo è il momento dei fatti. Pertanto è necessario partire subito da quello che c’è da fare e che va fatto insieme. In una prospettiva di breve periodo, è prioritario far rispettare i patti all’azienda e successivamente prevedere una gestione commissariale di emergenza nel caso in cui Arcelor persista. Per quanto riguarda invece la strategia di lungo periodo, chiusura progressiva delle fonti inquinanti, riconversione economica e soluzioni per le imprese dell’indotto”.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Redazione
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img