Più risorse ripartite sui territori, ai Centri antiviolenza e alle istituzioni preposte, per aumentare le opportunità di autonomia lavorativa ed economica alle donne in difficoltà; una legge quadro nazionale che attui la Convenzione d’Istanbul accanto all’istituzione di un’autorità garante che presidi e monitori la piena applicazione delle normative antidiscriminatorie troppo spesso ignorate a causa di una frammentazione delle norme e della mancanza oggettiva di strumenti utili ad agire per attuarle.
Queste le richieste avanzate dalle Presidenti delle Commissioni Regionale per le pari opportunità di Puglia, Calabria e Provincia autonoma di Trento, in rappresentanza del coordinamento nazionale, nel corso di un incontro istituzionale tenutosi mercoledì scorso con la ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.
L’occasione è stata utile per impegnare la ministra in specifiche iniziative istituzionali volte a sensibilizzare il protagonismo democratico e paritario delle donne nei luoghi della decisione che grazie alla proroga della legge Golfo-Mosca ha triplicato la partecipazione femminile nei Cda delle società pubbliche e quotate in borsa.
La convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è entrata in vigore nel 2014 ed è stata firmata dall’Ue nel giugno 2017. Sette Stati membri non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito.
In Italia la ratifica c’è stata, ma ancora non esiste una legge quadro che possa darne precisa attuazione.











