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Bosch, annunciati 620 esuberi nello stabilimento di Bari. Il governo chiede confronto coi vertici europei

Ieri è stata una giornata molto lunga per gli operai dello stabilimento Bosch che stanno manifestando per cercare di tutelare il proprio posto di lavoro, mentre a Roma c’è stata una importante riunione tra i vertici aziendali, i rappresentanti del governo e politici del territorio ed i sindacati.

In ballo 620 posti di lavoro nella zona industriale di Bari che, a partire dal 2022, potrebbero andare in fumo.

Lo sciopero di 8 ore davanti ai cancelli dello stabilimento Bosch ha visto, infatti, una “adesione totale” dei lavoratori della fabbrica barese, come evidenziato dai sindacati, e la partecipazione per solidarietà di lavoratori di altre aziende della zona industriale.

Alla base dello sciopero, con Cgil, Cisl e Uil al fianco dei lavoratori, c’è l’annuncio fatto nei giorni scorsi dall’azienda di 620 esuberi entro il 2022.

Il presidio è stato indetto in concomitanza con l’incontro convocato ieri a Roma, nella sede del Ministero per lo Sviluppo economico tra sindacati, azienda e Regione Puglia.

Lo stabilimento “si è completamente fermato, con un’adesione allo sciopero unitario al 100% e con un presidio partecipato in modo straordinario con la solidarietà dei lavoratori della zona industriale”, spiegano Michele De Palma, il segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, e Vito Piazza della segreteria Fiom di Bari.

A loro avviso è necessario che i vertici dell’azienda “chiariscano le reali prospettive produttive e occupazionali” e mettano in campo “gli investimenti adeguati per affrontare una rivoluzione del settore attraverso la transizione industriale verso produzioni ecologiche”.

“Per affrontare la crisi del settore automotive e del diesel – commentano i metalmeccanici della Cgil – e per salvaguardare l’occupazione dello stabilimento di Bari sono state individuate con le organizzazioni sindacali in questi anni le azioni di difesa con gli ammortizzatori sociali straordinari e la solidarietà tra altri stabilimenti italiani”. Tutte azioni che, dicono le tute blu del Cgil, sono state “messe in atto per la riconversione produttiva” ma che ad oggi “non riusciranno a saturate gli attuali livelli occupazionali”. La Fiom afferma che “i lavoratori dello stabilimento hanno pagato già un prezzo alto ed il rischio al 2022 è di un disastroso andamento industriale e occupazionale visto il crollo dell’automotive al -9% di produzione a cui si aggiunge la discesa del diesel”.

“Bisogna agire prima che sia troppo tardi, la Puglia non ha bisogno di un’altra odissea metalmeccanica”. Lo dichiara il segretario generale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, dopo l’incontro odierno tra sindacati e azienda al Mise al quale ha partecipato insieme al segretario provinciale Ugl Metalmeccanici Bari, Samantha Partipilo, e le rsu di stabilimento.

“L’azienda non ha un prodotto innovativo tale da saturare la capacità produttiva di Bari e il fatto che preferisca parlare per il momento di sovracapacità, invece di esuberi e di licenziamenti, non ci tranquillizza affatto, perché è evidente che, qualora non dovessero arrivare nuove produzioni, anche diverse dal settore automotive, il destino della fabbrica è segnato, con una riduzione dagli attuali 1.815 dipendenti a 1.200”.

“Non a caso – conclude Spera –  e riteniamo sia giusto così, il Mise ha chiesto ai vertici aziendali di coinvolgere il management europeo. La sovracapacità di Bari è emersa infatti nell’ambito dell’annuncio fatto da Bosch di una forte riduzione di personale in tutti gli stabilimenti, a causa dello stop alla produzione di motori diesel e in previsione, nel 2023, di un cambio epocale per il settore auto motive”.

La proposta del MiSE e la prospettiva di incentivi fiscali ad hoc per lo stabilimento della Bosch di Bari costituiscono un’opportunità che l’azienda non deve lasciarsi sfuggire, il tutto nell’ottica della rimodulazione del sito e della salvaguardia dei posti di lavoro”.

A dichiararlo è la deputata Francesca Anna Ruggiero (M5S), a margine del tavolo Bosch svoltosi  a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui ha partecipato assieme a sigle sindacali, rappresentanti del governo e dell’azienda.

“Il MiSe ha proposto un investimento pubblico affinché Bosch abbia un prodotto rivoluzionario con cui accaparrarsi fette del mercato. Il Governo attraverso continue interlocuzioni e proposte alla multinazionale sta facendo di tutto per agevolare un riallineamento dello stabilimento di Bari, con il fine di tutelare i livelli occupazionali. Nel prossimo incontro al MiSE con l’azienda continueremo a lavorare ad una soluzione, auspicandoci la massima collaborazione anche da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Governo garantirà comunque – e oggi l’abbiamo ribadito – tutti gli strumenti speciali del caso. Non è possibile che siano i lavoratori a pagare le conseguenze di questa situazione”.

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