Un quarto del milione di processi definiti ogni anno in Italia si prescrive. Il 1° Gennaio 2020 tuttavia potrebbero entrare in vigore le nuove regole fortemente volute dal M5S, che interrompendo il corso della prescrizione a partire dal primo grado di giudizio dei processi, aprirà un vulnus nella difesa. Nello specifico, escludendo il numero dei procedimenti che s’archivia già entro il primo grado – in Appello e Cassazione – circa 29mila processi vengono chiusi per decorrenza dei termini.
La prescrizione è un principio giuridico di garantismo e garanzia di assoluta importanza per il cittadino, che non può pensare in astratto di essere eternamente appeso – per fatti compiuti o meno – ad un “risveglio” dello Stato che potrebbe decidere “di punirlo”.
Anzitutto, il processo deve avere una ragionevole durata, e se imbastito a dovere, possedere tutti i crismi d’accusa per portare avanti una mozione di giudizio. Non è pensabile scavare all’infinito pur di trovare un indizio di colpevolezza. Questo colliderebbe con la condanna “al di là di ogni ragionevole dubbio.”
Siamo rimasti fedeli a Voltaire: “È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.” Editto sancito anche dal nostro ordinamento penale, culla di civiltà giuridica, per il quale nel momento della decisione un Giudice emette sentenza “in dubbio pro reo”. O, per essere più tecnici, all’art.527 del codice di procedura penale: «In ogni altro caso, qualora vi sia parità di voti, prevale la soluzione più favorevole all’imputato».
Posizioni che spesso non fanno audience, specie nell’imbarbarita arena politica in cui livore, frustrazione e rabbia sociale, sono benzina sul fuoco a detrimento d’ogni ragionamento. Epperò, tirare in ballo Berlusconi come fa il leader pentastellato Di Maio, oramai non funziona più, è una pistola scarica di significato retorico.
Chiunque di noi nella vita è incappato nelle maglie distorte della Giustizia Italiana, anche solo per una multa in difetto di notifica oltre i 90 giorni che “ci salva” dalla sanzione pecuniaria. E nessuno si sognerebbe di fare le barricate in quel momento, anzi, lo stesso popolo che alla bisogna batte i pugni, quando poi veste i panni del consumatore chiede a gran voce il rispetto d’ogni cavillo d’Azzeccagarbugli.
Quindi, quando v’è il dovere di giudicare, entrano in ballo raziocinio e buon senso, evitando i riverberi di pancia che invece si sfogano sui media, nel chiacchiericcio da bar, e nei discorsi sconclusionati del pranzo della domenica accompagnati da un bicchiere di vino.
Oramai siamo soliti fare processi su tutto, specie in televisione e su internet, dalle relazioni amorose allo sgocciolamento dei panni nelle liti condominiali. Qui però si gioca con un bene troppo prezioso, la libertà.











