HomePoliticaL'Europa sotto attacco, il ruolo dell'Onu e dell'Italia

L’Europa sotto attacco, il ruolo dell’Onu e dell’Italia

Il premier del Governo di Tobruk,  Abdullah Al Thani, riconosciuto dalla comunità internazionale, ha lanciato  l’allarme: “Abbiamo informazioni confermate che Al Qaeda e lo Stato islamico sono a Tripoli – ha detto il primo ministro libico – chiedo alle potenze mondiali di stare a fianco della Libia e lanciare attacchi militari contro questi gruppi”.

Se le potenze non interverranno, “questa minaccia si trasferirà nei Paesi europei, specialmente in Italia. Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha risposto che per ora non è previsto un intervento militare e che la cosa piu’ saggia è quella di aspettare il parere del Consiglio di Sicurezza dell’ Onu.

Ma anche l’Onu sembra scettica sulle possibilità di dialogo e secondo la stampa americana sembra sempre più imminente un blocco navale. Il Palazzo di Vetro infatti teme un colpo di forza e quindi valuta sanzioni individuali e congelamento dei ricavi del settore petrolifero tra le misure necessarie per spingere il governo libico a trovare un accordo e creare un governo unitario, capace di stabilizzare il Paese e favorire la lotta al terrorismo dell’Isis.

Sembra quindi che sia tuttto nelle mani di Bernardino Leon, l’inviato dell’Onu  a cui è stato dato il difficile compito di mediare e favorire un accordo in poco più di un mese,  tra l’esecutivo laico di Tobruk con quello islamico in controllo di Tripoli e Misurata. La stabilità del paese potrebbe essere il primo passo per poi fermare l’Isis con l’aiuto internazionale. Leon ha da maneggiare un quadro politico complicato con Egitto, Giordania e Russia che sembrano alleati di Tobruk, e  Usa, Gran Bretagna e Turchia come più vicini a Tripoli.

E l’Italia così vicina a tutto questo? Sembra che il bel Paese almeno da quanto riporta la BBC stia nel mezzo, eterna indecisa anche ora che Isis sembra così vicina a Roma.

C’è anche un piano alternativo che sembra stia guadagnando consensi anche negli ambienti americani, ed è quello di consentire all’escalation militare per sbloccare la situazione.

Anche se gli Sates rimangono frenati dalla politica interna.  L’ ascesa di Hillary Clinton infatti e la sua candidatura alla Casa Bianca potrebbe portare gli Stati Uniti ad avere un ruolo marginale nella vicenda visto le problematiche già affrontate dalla ex First Lady a Bengasi.

Durante gli incontri all’Onu l’ambasciatrice americana Samantha Power ha sostenuto la mediazione di Leon e frenato le iniziative unilaterali. Nello stesso tempo, però, ha sottolineato che la mancanza di una strategia internazionale forte per contrastare l’Isis subito, e le difficoltà incontrate dall’inviato del segretario generale, rafforzano la posizione di chi considera inevitabile un’escalation militare per sbloccare lo stallo.  La situazione sembra quindi complicata e potrebbe esserlo ancora di più se il mandato di Leon e quindi l’Onu dovesse fallire.

In quel caso dovrebbero essere i Paesi europei come Italia, Spagna e Francia a fare da guida in una probabile escalation militare e cercare di fermare l’avanzata dell’Isis.

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