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La virologa Gismondo: “Sarà positivo il 70% degli italiani, non c’è da preoccuparsi”

Siamo caduti nel baratro della paura, dell’ignoto, i virologi hanno visioni contrastanti, eppure i media danno come dogma assoluto gli scenari più catastrofisti ed avallano una chiusura tout court di ogni attività, procurando un danno al tessuto economico, al food ed all’export, inimmaginabile. Con flussi di licenziamenti che sono già cominciati, e che diverranno cronici alla fine della quarantena.

L’opinione dell’ex Ministro della Salute Girolamo Sirchia è tranchant, uno che la medicina (e la lobby) la conosce davvero bene: “I medici hanno le loro responsabilità. Molti hanno avuto atteggiamenti narcisisti. Se lei mette un medico davanti a una telecamera, lui parla anche se è spenta.”

L’Onorevole Vittorio Sgarbi in un suo video: “La democrazia prevede che uno non sia d’accordo. Di per sé il coronavirus non porta altro che un raffreddore od un’influenza. Ogni anno dieci milioni di persone hanno l’influenza, ce ne sono poi 10mila che muoiono. Ma non c’è mai stata un’emergenza.”

A riportare ad un clima di normalità la discussione, ci pensa la virologa Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano:

“Sappiamo tutti che questo virus è diffuso nella popolazione molto più rispetto a quello che stiamo vedendo. Tra poco il 60-70% della popolazione risulterà positivo. Ma non dobbiamo preoccuparci. Con l’aumento dei numeri ci renderemo conto che questo virus è meno letale di quanto possiamo pensare adesso.

C’è un 10% di persone che ha bisogno di essere ricoverato in ospedale. Borrelli (capo della Protezione Civile, ndr) ci ha detto più volte che le fasce più toccate sono anziani con 1 o 4 patologie. Il virus dunque è stato un aggravante. Ad oggi i dati di morte diretta per coronavirus sono molto scarsi, si parla di qualche unità.”

Tesi condivisa da una grande potenza mondiale, come la Gran Bretagna. Il Premier Boris Johnson è stato inflessibile, e non un barbaro zotico come lo hanno dipinto i media, sintetizzando in modo erroneo il suo discorso, che riportiamo integralmente:

“Abbiamo fatto il possibile per contenere questa malattia, e questo ci ha fatto guadagnare un po’ di tempo ma ora è una pandemia globale e il numero di casi reali aumenterà significativamente, è probabilmente già molto più alto di quelli confermati dai test.

Voglio essere chiaro, questa è la peggiore crisi sanitaria di una generazione. Alcuni la paragonano ad un’influenza stagionale, ma non è corretto. Per via della mancanza di immunità questa malattia è più grave e continuerà a propagarsi. Devo essere onesto con il popolo britannico, molte famiglie perderanno i propri cari prima del tempo.”

Il Regno Unito invoca l’immunità di gregge, come unico modo per sbarrare la strada al virus e tutelare immunodepressi ed anziani con patologie pregresse, più esposti alle crisi respiratorie da contagio. Più gente si immunizza, meno ne muore nel tempo. Una tesi che ha trovato diverse opposizioni nello scenario internazionale.

Anche la rivista italiana scientifica Focus qualche giorno fa parlava del Covid-19 in questi termini: “Questo concetto si riferisce all’abilità di una popolazione di resistere all’infezione di un patogeno perché un numero sufficientemente alto di individui possiede un’immunità umorale, ossia è in grado di sviluppare anticorpi per far fronte a quell’agente infettivo. (…) Proprio come un vaccino, che però possiamo autosomministrarci da subito.”

Nello specifico, si faceva riferimento all’immunità di gregge comportamentale, ovvero evitare assembramenti – rispettare le condizioni igieniche e le distanze, per affievolire la diffusione del virus.

Non molto lontano da ciò che ha affermato Boris Johnson, raccomandando la quarantena per chi presenta sintomi influenzali abbondando di acqua e sapone. In Inghilterra non c’è stato assalto ai supermercati, ai treni, non ci sono stati esodi di massa da una regione all’altra, non si sono messi in moto tutti quegli atteggiamenti sconsigliati – che invece instillando panico – si realizzano.

C’è una drammatica condizione, situazione di emergenza che era lì, in attesa che purtroppo un qualche accadimento gravoso, come quello che stiamo vivendo, ci mostrasse. Il personale sanitario è sotto stress, e lavora come può con i mezzi che ha.

Bene il Commissario straordinario con poteri in deroga rispetto all’autonomia regionale. Serve coraggio, lucidità, e velocità. Dpi, farmaci, 50mila posti d’intensiva e 20mila assunzioni. Non possiamo lasciare il personale medico allo sbaraglio, ed allo stesso tempo non possiamo tollerare come ovvia soluzione: “Fermiamoci tutti 1-2-3 mesi e aspettiamo il caldo.”

Se rispetto ad un terremoto le norme precauzionali ti consigliano di andare sotto il tavolo per evitare calcinacci in testa, questo è giusto. Se invece ti dicessero di restare due mesi lì sotto, perché non è possibile intervenire, allora è evidente che qualcosa nella filiera di comando e del buon senso, si è inceppato.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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