HomeEditorialiCommentiManette, spread, subprime e Pandemia: “L’addio della Politica”

Manette, spread, subprime e Pandemia: “L’addio della Politica”

“In Italia il valore degli incarichi non corrisponde sempre alla realtà. Molto spesso il piantone conta più del colonnello, l’usciere ne sa più del ministro, il segretario può quello che il cardinale non osa, e così via. Nelle piazze e nei salotti la conoscenza di questo ‘annuario segreto’ delle potenze, forma uno dei punti indispensabili per poter fare carriera. Rivolgersi al principale senza passare per la succursale, è uno dei più comuni errori di tutti i novizi della vita italiana.”
Giuseppe Prezzolini (giornalista, scrittore, editore, docente universitario e aforista italiano).

Se una Regione ha gravi perdite nell’impianto idrico-fognario non eleggiamo un idraulico Presidente, ma la parte politica predispone un piano amministrativo, di concerto con il settore tecnico, affinché vengano espletati interventi di ripristino della rete, e questi ultimi sì, verranno effettuati da idraulici.

È solo un esempio per dire che – nelle ultime decadi trascorse – abbiamo sempre più delegittimato l’uomo politico, il governante, sia a livello locale che Nazionale. Il termine “Politica” è diventato sinonimo di incompetenza, furberia, malaffare, oscuro, losco, corrotto e corruttibile. Molto lontano dalle origini, dal greco antico politikḗ (che attiene alla pόlis, la città-stato).

È passata l’idea, in una società sempre più povera di cultura e ricca di analfabetismo funzionale, che per fare politica non servisse nulla, assolutamente nessuna preparazione, empatia, intelligenza emotiva, visione d’insieme e sensibilità verso le corde socio-economiche delle persone governate. Non vi nascondo, ne sono stato figlio, della retorica negativa dei “mestieranti della politica”. Dopo Mani Pulite siamo stati travolti dallo svilimento continuo delle Istituzioni e dei suoi rappresentanti.

Prima è stato l’uomo-manettaro: “Che avrebbe reso lo Stato libero dal reato”; poi l’uomo-imprenditore: “Che avrebbe reso lo Stato efficiente come un’azienda”; poi l’uomo-tecnico: “Che avrebbe reso lo Stato in equilibrio finanziario”; poi l’uomo-onesto: “Che avrebbe reso lo Stato genuino come la sua condotta”; e infine è arrivato l’uomo-sanitario: “Che renderà lo Stato salutistico come le sue conoscenze mediche”. Potremmo azzardare il prossimo passo con l’interazione uomo-robot, e l’androide nuovo perno del mondo del lavoro.

L’impressione è che a ogni crisi di sistema, sia essa di giustizia, economica, finanziaria, morale, ospedaliera, i Guru del momento vengano messi a capo del Paese creando paralisi e distorsioni nella conduzione dello Stivale, che di riflesso producono più danni che benefici (nel lungo periodo). Il baricentro dev’essere l’equilibrio, la sintesi di molteplici fattori d’interesse che non possono essere valutati in maniera scissa da tutto il resto.

Il sommo Poeta Virgilio in tempi non sospetti chiedeva si parva licet componere magnis (“s’è lecito paragonare le cose piccole a quelle grandi”), insomma che voi stiate amministrando un condominio, un paesello di provincia, una metropoli o gli Stati Uniti d’America, il principio cardine non cambia. Non è possibile ergere a sovrano una porzione, una sola visione radicale, perché questa provocherà profondi moti d’instabilità, storture e tensioni.

Il buon politico è un direttore d’orchestra, somma, valorizza, detta i tempi e gli spazi, altrimenti regna il caos. Come quello che stiamo vivendo oggi dove rispetto alle fasi passate, la rabbia, il terrore, lo spaesamento, l’emotività, raggiungono vette impressionanti a causa della paura di morire, perdere i propri cari o non poter accedere alle cure.

Se ognuno tornasse a fare il proprio mestiere, se la coscienza come popolo fosse più elevata, avremmo una gestione dei fenomeni molto più ordinata, giusta, calibrata su una multifattorialità, e allora sì incapace di generare parossismi e derive emotive grevi, innescando una guerra tra poveri sempre più cruda e triste.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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