HomeCronacaCybershaming Lecce, una vittima: “Finalmente stiamo riuscendo ad avere la nostra rivincita”

Cybershaming Lecce, una vittima: “Finalmente stiamo riuscendo ad avere la nostra rivincita”

Si chiama Cybershaming il fenomeno social pericoloso che in questo periodo di quarantena ha coinvolto il Salento. Molte sono ragazze, dai 12 ai 16 anni, le cui foto con il loro nome sono state rinvenute su alcuni gruppi Telegram con commenti squallidi e minacce di morte. Si tratta di una nuova tendenza dei social? No, il cybershaming è un fenomeno diffuso, poco conosciuto, nel quale spesso le vittime, per vergogna o paura, non hanno il coraggio di denunciare. I ragazzi di Azione studentesca del Liceo “Siciliani” hanno parlato con alcune vittime e raccolto il materiale messo a disposizione dalle autorità.

La Procura per i minori ha già individuato un ragazzo, in provincia di Lecce, che avrebbe mandato le foto ad un amministratore di uno di questi gruppi Telegram la cui identità, attualmente, è al vaglio degli inquirenti, insieme alle persone presenti nei gruppi. Tuttavia il sospetto è che dietro questo episodio si nasconda una vera e propria rete di pedofili.

A raccontarci la storia è Marco, informatore della procura e amico di Anna,che racconta come in questi giorni “una ragazza di Porto Cesareo ci ha inviato una segnalazione in cui minacciava di suicidarsi, anche lei una vittima insieme ad altre ragazze che in questo periodo stanno avendo un supporto psicologico dal centro antiviolenza e dall’Asl”. Marco e Anna sono nomi di fantasia per tutelare la loro privacy in un momento delicato come questo.

Marco, cos’è accaduto?

“La storia ha avuto inizio due settimane fa, quando delle foto di ragazze sono state pubblicate su un canale Telegram che si chiamava “****** Istangram 3.5”. Da lì dopo tre giorni il gruppo è stato rimosso. È nato però un nuovo gruppo che si chiama “****** Istangram 18”: in questo gruppo c’erano più di 20 ragazze. La situazione era complicata e abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa, di metterci la faccia. Adesso stiamo raccogliendo informazioni generali di altre ragazze coinvolte, non solo limitate al contesto salentino. Ci sono casi che ci arrivano da tutta Italia”.

Il timore è che questo fenomeno sia molto più diffuso di quanto si pensi.

“Sì, purtroppo il caso di Lecce non è isolato. Inoltre in questo caso particolare non si parla di revenge Porn, ma di body shaming. Nel primo caso si tratta di pubblicazione di contenuti in momenti di intimità, in questo caso, invece, stiamo parlando di diffusione di foto non anonime con minacce di morte”.

Come è stato individuato il primo responsabile?

“Tutto è successo nella notte tra il 14 e 15 aprile. Una compagna di classe di un amico di questo ragazzo, individuato della provincia di Lecce, ci ha mostrato degli screen che in questo momento sono al vaglio degli inquirenti, i quali stanno analizzando tutta la documentazione. Lunedì abbiamo consegnato più di 30 fascicoli per ogni ragazza. Una documentazione pesante e complessa. Questo ragazzo della provincia di Lecce ha scambiato messaggi violenti come “appena finisce la quarantena ti brucio con l’acido” oppure “sei una donna ed è per questo che meriti di essere picchiata”. Le foto venivano passate ad un amministratore di questi gruppi Telegram, soprannominano “Ciuco” la cui identità non è stata ancora accertata”.

Ci sono altre persone che sono state individuate?

“Il canale è stato chiuso. Sono stati, però, presi dei dati visti dalla questura di Brindisi da cui stanno uscendo vari nomi. Al momento sono cinque le ragazze che hanno denunciato, nel verbale ne abbiamo inserite 15”.

A parlare è poi Anna, una delle vittime che spiega come ha scoperto di essere vittima di cybershaming.

“Tutto è iniziato quando una ragazza calabrese mi ha avvisato che delle mie foto circolavano su un gruppo di Telegram. Sono stata male quando ho scoperto l’accaduto, anche se la mia situazione non è grave rispetto a quella di tante ragazze i cui commenti erano peggiori. Sono stata io ad avvisare tutte le altre ragazze e quando ho scoperto del secondo gruppo sono rimasta ancora più male perché i commenti erano orribili. Nel primo gruppo si soffermavano sull’aspetto fisico, mentre nel secondo passavano a minacce di morte, con foto prese da Istangram e modificate brutalmente”.

Hai avuto un supporto in questo periodo di quarantena? E hai provato ad affrontare l’argomento con la scuola?

“Sì, ho avuto un supporto dai miei amici e delle persone che mi vogliono bene. Non ho avuto la necessità  di un supporto psicologico poiché la mia situazione non è stata grave come quella di altre ragazze i cui messaggi erano peggiori. Per fortuna ho avuto accanto i miei amici e adesso stiamo finalmente riuscendo ad avere la nostra rivincita ed è questo che mi rende più forte. Inoltre, questo episodio è successo subito dopo la quarantena e purtroppo non abbiamo toccato questo argomento con la scuola. In classe non parliamo in genere questi di questi  argomenti, soprattutto di bodyshaming”.

ST🚫P CYBERSHAMING

Noi come voi siamo indignati per il fenomeno del cyber-shaming. Nell'attesa che chi di dovere faccia giustizia, facciamo ciò che è nelle nostre competenze e nelle nostre possibilità: sensibilizzazione. Il fine del nostro breve video è mandare un messaggio alle vittime e a tutte le ragazze che potenzialmente potrebbero esserlo: NON SIETE SOLE, NON È COLPA VOSTRA. Parlatene con le vostre famiglie, denunciate, fate rete perché la questione non può passare inosservata. A tutti gli studenti vogliamo dire: unitevi al coro di indignazione che è stato sollevato, facciamoci sentire e restiamo uniti. Never Give Up!💪🏻🚫#STOPCYBERSHAMING

Gepostet von Liceo "Pietro Siciliani" – Lecce am Montag, 13. April 2020

Video realizzato dalla comunità studentesca del Siciliani, Lecce

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Roberta Lobascio
Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.

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