Un miliardo in più per i Comuni, rispetto ai tre già ‘acquisiti’, ma non basta, visto che ancora ‘ballano’ i 400 milioni necessari per i mancati introiti sulla Tari delle imprese e dei negozi che sono stati costretti alla inattività per il lockdown.
Il braccio di ferro tra sindaci e Governo allenta la tensione dopo ore di continui contatti soprattutto tra Antonio Decaro, presidente Anci, e Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri, sulle disponibilità economiche da trasferire a disposizione dei Comuni per far fronte alle emergenze sanitarie e sociali.
“La preoccupazione resta, ma ora guardiamo al futuro prossimo con qualche speranza finanziaria in più…”, riferisce Antonio Decaro, presidente dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, a nome di tutti i sindaci.
“Ancora non abbiamo fra le mani il decreto definitivo – premette – ma abbiamo comunque trovato circa un miliardo di euro in aggiunta ai precedenti tre. Si potrà coprire in parte, con 500 milioni sugli 800 necessari, la diminuzione di incassi dalla bigliettazione del trasporto pubblico locale; poi c’è la tassa di soggiorno; ma in questi quattro miliardi, non ci sono i 400 milioni che servono per la Tari. Vedo che il tema è stato spostato a luglio, ci aspettiamo di risolverlo: evidentemente, si vogliono inserire altre risorse. Almeno, questo è quello chi io penso e spero…”.
Decaro riferisce della “chiamata diretta da parte del presidente Giuseppe Conte, dopo la lettera di ieri, rassicurandomi sul tavolo di monitoraggio e sul fatto che avrebbe trovato altre risorse. Intanto, ci stanno l’Imu per il settore alberghiero, la Tosap, il Tpl, la tassa di soggiorno: circa un miliardo in più rispetto alla somma concordata in precedenza, che sale così a 4 miliardi di euro, tra risorse dirette per mancata capacità fiscale e incentivi. Non sono i 5 mld che ci aspettavamo e comunque, ripeto, manca ancora la copertura per la minore Tari, la tariffa sui rifiuti, per chi è stato costretto a chiudere la sua attività”.











