Non eravamo felici, soddisfatti in Italia, la pressione fiscale a nostro parere era evidentemente ancora troppo bassa, infatti nella Fase 2 ci siamo svegliati con la “Tassa Covid” sugli acquisti. Dai 10 centesimi sul caffè ai 4 euro dai parrucchieri, centri estetici e massaggi. Kit monouso, asporto erga omnes, policarbonato per alimenti, guanti e mascherine, qualcuno dovrà pur pagarli.
Il Codacons ha ricevuto molteplici segnalazioni, e parla addirittura di “far west illegale e truffa” a danno dei consumatori. Di contro gli esercenti replicano che prima sono stati definitori untori, adesso speculatori. Ma davvero è una guerra tra di loro?
La Pandemia non può essere a carico dei clienti, che si son trovati costretti a cambiare le loro abitudini di spesa – e nemmeno è colpa dei negozianti, visto che i costi di esercizio sono aumentati d’improvviso e sempre per ordine imposto. Fatto sta che tutto ciò è stato scaricato sugli scontrini degli italiani, e quindi il problema rimane.
Forse dovremmo chiedere allo Stato di farsi carico degli oneri relativi alle nuove normative transitorie (si spera) sulla sicurezza e sulla salute. Altrimenti oltre al tracollo del PIL, potremmo trovarci pure una inflazione nominale, di cattiva qualità, dettata dal semplice aumento dei prezzi di beni e servizi finiti prodotti e scambiati nel nostro Paese.
Con tassi di disoccupazione in crescita e mancanza di liquidità, la perdita del potere d’acquisto è l’ultimo scoglio che avremmo il piacere di incontrare.











