Per molti è stata la pacchia del posto fisso, il simbolo di un’Italia pasciona ed indolente, del lavoro riposato. Parliamo della pausa caffè, pausa pranzo, le gite fuori porta, le ferie extra-estive, e via discorrendo. Un mondo che in realtà potremmo rimpiangere, ed a caro prezzo.
Si perché allargando l’orizzonte a tutto il mondo del lavoro, dipendenti fuori-sede, Partite Iva, commercianti, rappresentanti, imprenditori globetrotter, sono la linfa vitale delle attività commerciali che capillarmente troviamo sul nostro territorio. Il caffè al bar, la colazione, il pasto coi colleghi, tutta la rete di servizi vive di questo.
Noi siamo il Paese dei sensi di colpa, e allora si stigmatizza il consumo in questa fase pandemica, la cassintegrazione non può essere motivo di svago o di viaggio, lo smart working deve prevedere software iper-rigidi per monitorare costantemente l’impiegato dinanzi al monitor. Dimenticando che – la rivoluzione del lavoro “smart” (intelligente) – è legata alla produttività, agli obiettivi raggiunti, e non al tempo.
Abbassare l’IVA, l’IRPEF, prevedere sussidi e piani di riforma, non servirà a nulla se nel frattempo c’imporremo la mentalità sedentaria, anti-conviviale, la videoconferenza come arma di dialogo più rodata, ma anche più cinica, anaffettiva, impersonale, che nel lungo periodo fa decrescere le esperienze, le relazioni umane, e l’economia stessa, con i tanti bar vuoti a chiudere la saracinesca, non vedendo più nessuno al bancone.











