“I terroni, i 49 milioni, il partito del Nord, la Padania, i comizi di dieci anni fa, ragazzotti con la Kefiah al grido di: ‘Fascisti, fascisti! Buffoni!‘” sono gli slogan e i capi d’accusa dei contestatori di Matteo Salvini e sono al tempo stesso ciò che fa carburare consenso ed opinione di favore per il leader leghista.

Qualsiasi siano le tue ragioni, se urli, inveisci, spacchi vetrine, lanci uova, offendi, denigri, strappi la camicia ed il rosario, queste verranno spazzate via ed incorniciate nella povertà intellettuale e materiale di chi altro da fare non ha – se non bighellonare in giro armato di fischietto e vandalismo.

Voi dareste le redini del vostro Paese, Regione, città, ad un teppista di periferia?

Se la politica diventa una guerra di gang contro un leader Nazionale, chiunque esso sia, allora siamo alla fiction, alla Gomorra da comitato elettorale. L’odio è direttamente collegato all’amore, se ti contrapponi a me, allora dai potere al mio messaggio, alla mia comunicazione, mi fai da spalla nel portare avanti la missione.

Solo l’indifferenza verso determinati proclami, e la costruzione di un progetto alternativo, di una visione strutturalmente diversa, può portare il dibattito e la dialettica ad un livello sano. Così si sconfigge un apparato, non rincorrendo l’avversario. Quando spacchi le vetrine della tua città, stai soltanto esaltando una tua frustrazione, un problema esistenziale, una rabbia repressa, che alimenterà per riverbero la spirale del vuoto a perdere.

Qualunque dirigente di partito sogna ed auspica di avere avversari di questo livello, di questo tenore, è un dono per la sopravvivenza e la sussistenza elettorale e mediatica. Se un manipolo di migliaia di persone inveisce contro di te, avrai il sostegno del ceto medio, della gente normale, se ne parlerà in tv, sui giornali, su internet, la tua immagine sarà sempre vivida. Sarà la fiera dei normali contro gli invasati. L’invasato tiene vivo il fanatismo, ed il fanatismo mortifica qualsiasi alternativa elettoralmente spendibile.

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Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.