Il 9 maggio 1087, in pieno periodo normanno, giunsero in Puglia le reliquie di San Nicola, vescovo di Myra, trafugate da alcuni marinai baresi dalla chiesa della città turca, che le custodiva da oltre 750 anni.
L’arrivo a Bari delle spoglie del santo cambiarono per sempre la storia di questa città.
Bari attraversava, in quel momento, un periodo di crisi, causato dalla conquista normanna che, nel 1071, l’aveva privata del ruolo di capitale del “tema di Longobardia”, con conseguente calo delle attività commerciali.
Si verificava anche una profonda crisi d’identità politica, culminata nella dura e umiliante repressione attuata in citta’ dal duca Roberto il Guiscardo, a spese del partito antinormanno.
Nel 1085, l’occupazione di Antiochia da parte dei musulmani, aveva dato il colpo di grazia al commercio, essendo quella città la principale partner commerciale dei baresi.
Proprio sulla rotta per Antiochia, sorgeva Andriake, il porto della città di Myra e, a tre km dalla costa, c’era la chiesa di S. Nicola, da tempo venerato, anche a Bari, come patrono di tutti i marinai.
Nonostante non ci fosse un vero e proprio progetto, l’idea di rapire le ossa di S. Nicola dovette venire abbastanza naturale ad alcuni audaci marinai baresi: con un simile colpo di mano, la città avrebbe trovato un “simbolo” ed un patrono e questo avrebbe risollevato tanto l’orgoglio, quanto il commercio cittadino.
Così nel 1087, tre navi cariche di cereali, con 62, tra marinai e commercianti a bordo, salparono dal porto di Bari diretti ad Antiochia. Ufficialmente era un viaggio come tanti altri, a finalità prettamente commerciali, ma, a metà del viaggio, il discorso cadde sulla possibilità di impadronirsi delle ossa di S.Nicola.
Una rapida perlustrazione del terriotrio, nel viaggio d’andata, scoraggiò i marinai baresi: essi, infatti, constatarono la presenza di molti turchi, convenuti a Myra per i funerali di un loro capo.
Giunti ad Antiochia, essi appresero, però, che anche i veneziani avevano le stesse intenzioni e pensarono di agire d’anticipo.
Mentre 15 marinai rimasero sulle navi ancorate nel porto di Andriake, gli altri 47 si inoltrarono all’interno fino alla chiesa di San Nicola, che era custodita da tre monaci.
Fingendosi normali pellegrini, sostarono qaulche minuto in preghiera presso le ossa del Santo, quindi, spada alla mano, si fecero indicare il luogo da dove estraevano la manna e dove era sepolto S. Nicola.
L’audacia fu ancora più grande, quando, davanti al sepolcro, il giovane Matteo, con una spranga di ferro, ruppe l’urna e trasse fuori le reliquie. Nel farlo, rimasero sul posto alcuni frammenti d’ossa che poi diventeranno preda dei marinai veneziani, giunti, purtroppo per loro, troppo tardi.
Il viaggio di rientro fu lungo e difficoltoso.
Le navi dei baresi fecero sosta a San Giorgio, a cinque chilometri da Bari. Qui i marinai trascorsero la notte, per sistemare le reliquie in una cassa lignea, ricoperta delle stoffe comprate ad Antiochia.
Il giorno seguente, domenica 9 maggio 1087, esse giunseroi finalmente nel porto di Bari, accolti da una folla festante.
L’entusiasmo per la riuscita dell’impresa svanì però molto presto, coperto da polemiche e discussioni sulla persona a cui consegnare le reliquie e il luogo dove custodirle.
Le ossa di San Nicola furono prese in consegna dall’abate benedettino Elia, che promise di tenerle nel suo monastero fino a che i capitani e il popolo non avessero preso una decisione. L’arrivo dell’arcivescovo Ursone, due giorni dopo, invece di semplificare il problema, lo complicò: il suo tentativo di impadronirsi del sacro “tesoro” provocò, infatti, uno scontro armato con due morti e molti feriti.
Riportata la pace tra i cittadini, l’arcivescovo concesse che il palazzo dell’antico governatore bizantino (il catepano) venisse trasformato in chiesa, così che Nicola avesse in città un proprio “tempio”. I lavori iniziarono l’8 luglio e a dirigerli fu quell’abate Elia che poi, alla morte di Ursone, fu eletto arcivescovo da tutto il popolo unanime.
Il 1 ottobre del 1089 papa Urbano II, proveniente da Melfi, pose le reliquie del Santo sotto l’altare della cripta della nuova chiesa, alla presenza dei conti normanni e della duchessa Sichelgaita.
Da allora incominciò, inarrestabile, l’afflusso di pellegrini da ogni parte del mondo e la Puglia diventò centro di rinnovati traffici commerciali e profondi itinerari spirituali che continuano tutt’oggi.












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