Il 2020 per il Lecce è stato, come per tutti del resto, un anno unico. La speranza, per tutti, è che siano tali i suoi lati negati. La prima cosa che ci sentiamo di dire, innanzitutto, è che se non ci fosse stata la pausa del campionato a causa del coronavirus il Lecce avrebbe molto probabilmente conservato la Serie A, dal momento che, quando è stato decretato lo stop, la squadra, allora allenata da Liverani, stava andando come un treno. Ovviamente il coronavirus ha generato disastri e situazioni di lutto ovunque, e non è nostra intenzione sminuire la portata di tale sciagura epidemiologica che si è abbattuta sul mondo, parlando di calcio o cose frivole, ma la nostra è solo un’analisi dei risvolti sportivi nell’annata in questione.
Dicevamo, al netto dello stop, il campionato del Lecce era di tutto rispetto. Alla ripresa, la musica è totalmente cambiata e il sogno di conquistare la salvezza è definitivamente svanito. Anche il tecnico della Sampdoria, Ranieri, uno che di calcio se ne intende, ha ammesso che il Lecce, tra le medio-piccole, era quella che stava giocando meglio di tutte.
Ma veniamo a ciò che è avvenuto sul campo. Parte malissimo il nuovo anno, dopo un avvio di campionato, tra agosto e dicembre, tutto sommato soddisfacente. Gennaio è un mese pessimo per il giallorossi che raccolgono solo un punto in tutto, grazie ad un eroico pareggio casalingo contro l’Inter, con Liverani che archivia il suo 4-3-1-2, per affidarsi ad un 5-3-2 che fa impazzire Conte e non lascia spazio agli attacchi di Lukaku e Martinez. 3 sconfitte nel resto del mese, però, vanificano tutto questo. In particolare quelle con le dirette concorrenti Udinese e Verona. Quest’ultima, nata come diretta concorrente, ma riscoperta squadra di tutto rispetto. Non a caso sarà l’unica delle neo promosse a salvarsi. Al di là delle valutazioni finali, il mese fa perdere al lecce punti comunque pesanti destinati a incidere a fine campionato.
Febbraio, però, è l’altra faccia dell’anno nuovo, e consente al Lecce di fare uno slancio inaspettato, che gli permette di rialzare la testa e ai tifosi di iniziare a sperare davvero. I risultati arrivano e sono di tutto rispetto. Dal 4 a 0 in casa col Toro, al 3 a 2 sul campo del Napoli con l’eurogol su punizione di Marco Mancosu, al 2 a 1 in casa contro la Spal. 9 punti in tre gare che muovono la classifica e consentono a Liverani di poter, con più tranquillità, provar a imporre il proprio gioco. La sensazione è quella che, rimanendo con questo ritmo la salvezza è davvero vicina, anzi il Lecce può togliersi qualche soddisfazione, arrivando ad un buon piazzamento. E’ il momento dell’anno in cui la retrocessione viene meno presa in considerazione, vista la classifica, la forma dei ragazzi, ma soprattutto il gioco espresso.
Il mese si chiude con la scoppola a Roma e marzo inizia con la goleada contro l’Atalanta, ma sono giorni strani in cui poco si pensa al calcio e le antenne delle persone sono indirizzate a capire quello che succede nel paese con la diffusione del coronavirus e i dati allarmanti che arrivano giornalmente. In ogni caso, sono due sconfitte che vengono archiviate come normali, contro due big del campionato. Il Lecce è nelle condizioni di essere padrone della propria sorte.
Com’è giusto che sia, il calcio si ferma, come il resto del paese. In quel che resta di marzo, ad aprile e a maggio non si gioca. Ognuno, chiuso nella propria casa, si allena come può e anche i calciatori fanno ugualmente. Liverani, in un’intervista, parla del momento delicato. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che siamo artefici del nostro destino, che l’altruismo ci salverà e ci consentirà di uscire da quest’incubo che, a fine 2020, non è ancora battuto. Anche se l’anno si chiude con la splendida notizia dell’arrivo del vaccino.
A giugno si riaprono molte attività, l’Italia ritorna nelle strade, nei locali, riempie gli stabilimenti balneari. C’è voglia di normalità, ma allo stesso tempo c’è attenzione per non vanificare gli sforzi. E anche il campionato può tornare. Si parte a porte chiuse, per poi via via valutare la situazione su base regionale. Il Lecce è atteso da una sfida impari contro il Milan, e infatti il risultato è catastrofico. 1 a 4 al Via del Mare. Ma la felicità di essere tornati in campo e di aver ripreso, quasi normalmente, la propria vita non viene scalfita. Dopo quattro giorni altre quattro reti le segna la Juventus, e fin qui ci sta. Giugno del resto viene archiviato come mese di passaggio, di ripresa, e dagli impegni inagibili.
Quello che non ci sta, però, è subire, nei primi quattro giorni di luglio ben due sconfitte da Sampdoria e Sassuolo. La situazione precipita anche perché le dirette concorrenti hanno iniziato a fare sul serio (su tutte Sampdoria e Genoa) e, al di là, dell’illusione che arriva dopo la vittoria del 7 contro la Lazio, dopo una partita rocambolesca, e del pareggio di Cagliari, si mette male per il Lecce. E’ il momento in cui l’ambiente prende coscienza del fatto che la salvezza è impresa davvero ardua, e che ci vorranno tutta a una serie di condizioni affinché il miracolo si realizzi. A ciò si aggiunge un Lecce che non riesce a fare punti contro la Fiorentina in casa. Arriva disperata allo scontro diretto contro il Genoa, e giocarsi un campionato in queste condizioni non è semplice. Come se non bastasse, si mette un arbitraggio pro-Genoa e la sfortuna di prendere gol all’ultimo minuto con la palla che rimpalla sulla spalla di Gabriel e finisce in rete. C’è chi crede ai simboli, e questo è uno bello grosso. Il Lecce è quasi matematica spacciato. A nulla serve la vittoria contro il Brescia, se quattro giorni dopo si regalano i tre punti al Bologna, ultima spiaggia effettiva. Qui crollano definitivamente le speranze per l’ambiente giallorosso che vede naufragare davvero ogni sorta di chance. La penultima giornata serve solo ad illudere i tifosi ancora una volta. La vittoria di Udine, infatti, tiene a galla il Lecce a -4 dal Genoa ma con gli scontri diretti contro e rimanda il discorso ad agosto. Il Lecce dovrebbe vincere e il Genoa non andare oltre il pari contro un già salvo Verona. In più si mettono gli ottimi rapporti tra le due società. Il 2, però, finiscono definitivamente le speranze. Non succede nulla di quanto necessario, il Lecce perde col Parma e torna definitivamente in Serie B.
Quel che resta di agosto e settembre viene concesso alla programmazione, riflessione e ripartenza. Ma tutto non è come sembra. Meluso saluta tutti e va a La Spezia, e il Lecce ingaggia Corvino come responsabile dell’area tecnica. Un grande ritorno di un professionista che tanto ha dato al Lecce, e tanto ha ricevuto, anche se il suo addio non fu indolore. Il passo successivo è l’incontro tra Liverani e i vertici societari che, dopo un’attenta riflessione, decidono di andare avanti. E’ tuttavia la calma che precede la tempesta. Qualcosa si rompe all’improvviso (a tutt’oggi non è ancora molto chiaro cosa succede in quelle ore) e il tecnico romano viene licenziato. Firmerà dopo qualche ora per il Parma. Il Lecce si affiderà a Corini, senza ombra di dubbio, il miglior allenatore sulla piazza tra quelli disponibili. Uno scossone del tutto inaspettato che, però, rompe l’equilibrio e consente al Lecce di gettare le basi per un nuovo corso. Corvino compone pezzo pezzo una squadra di tutto rispetto.
Viene confermato il blocco dei portieri. In difesa viene aggiunto Adjapong dal Sassuolo e Dermaku dal Parma, oltre a Zuta come alternativa di Calderoni. A centrocampo arrivano Paganini, Henderson e Listkowski. In attacco a Coda si affianca Stepinski e il ritorno di Pettinari. Oltre al colpo Rodriguez, di provenienza Real Madrid. Tutti i big vengono confermati tranne quelli in prestito che tornano a casa e Petriccione che, nelle ultime ore di mercato, viene dirottato verso Crotone. E’ un segnale forte da parte di una società che non vuole svendere i propri gioielli e gettare le basi per un progetto di risalita in A. Con tutte le difficoltà e le incognite del caso.
A fine settembre, finalmente, si fa di nuovo sul serio, ancora con gli stadi vuoti, ma con l’idea di iniziare a ospitare i primi spettatori. La prova, però, durerà poche domeniche, per il fatto che i contagi ricominciano a salire. Il Lecce di fatto gioca una sola partita in casa con i 1000 spettatori concessi. I giallorossi sembrano stentare all’esordio in casa contro il Pordenone. Non si va oltre lo 0-0. Per fortuna, almeno la Coppa Italia inizia bene (vittoria contro Feralpi Salò).
A ottobre, però, il campionato entra nel vivo. Inizia bene con la vittoria ad Ascoli, ma ci pensa il Brescia con un sonoro 3 a 0 a riportare tutti sulla terra. Poi due pareggi chiudono un mese di transizione, in cui ci si accorge, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto è duro un campionato come quello di Serie B. Anche se la sconfitta onorevole il 28 contro il Torno in Coppa Italia, restituisce un Lecce in grado di giocarsela alla pari contro una squadra di Serie A.
Novembre è il mese perfetto. 4 partite 4 vittorie. Una serie impressionante. 3 a 1 col Pescara, 5 a 1 a Chiavari, 7 a 1 con la Reggina e 2 a 1 a Verona col Chievo. Nulla da dire. Una squadra perfetta, sotto tutti i punti di vista. Corini sembra aver messo a punto una macchina da guerra articolata. Il Lecce diventa il miglior attacco e si insedia ai primi posti della classifica. Tutti iniziano a parlare, anche troppo presto, di nuovo Benevento e a vederla come la squadra da battere.
Sul più bello, però, si inceppa qualcosa. A dicembre parte la pareggite. Due due a due consecutivi in casa contro Venezia e Frosinone ci possono stare, però, sono un’occasione persa dal momento che la serie di vittorie si sarebbe potuta allungare in maniera decisiva. Di tutt’altro tenore il pareggio a Salerno contro la capolista dove il Lecce dimostra di meritare qualcosa di più. Che il campionato di Serie B sia difficile è cosa nota e risaputa, ma che si passi dalla bella prestazione a Salerno alla sconfitta in casa col Pisa per 3 a 0 lascia tutti sbalorditi e a bocca aperta. Un improvviso stop che blocca a 7 partite utili consecutive la striscia, comunque, positiva di match senza sconfitte. Forse la prima vera partita giocata male dal Lecce, contro un avversario sì in forma, ma che comunque andava battuto. Dopo qualche giorno arriva un’altra sconfitta, e le cose si complicano. Questa volta il Lecce non demerita, anzi. Però è sfortunato e prende il gol a pochi minuti dal termine. Nel finire, però, il Lecce si rialza, come tutti si aspettano. Batte il Vicenza in casa grazie al gioiellino Rodriguez, insieme a Falco, il giocatore di cui più si parla in queste ore; e poi pareggia a Cittadella dopo una bellissima gara, che spara i simbolici botti di fine anno.
Ora è tempo di pensare al mercato e al prosieguo del campionato. Come detto, Falco è su molti taccuini di Serie A, ma il Lecce, come già dichiarato, non ha intenzione di svendere nessuno. Sul fronte ingressi, sicuramente si attende qualcuno in grado di rinforzare la difesa. Nel bilancio annuale, sicuramente il reparto più debole. Nonostante un grande portiere, Gabriel, capace di salvare in moltissime occasioni la porta giallorossa. A centrocampo, una pedina non guasterebbe. In attacco, tutto dipende da Falco e Pettinari. Se partiranno bisogna trovare degni sostituti. Certo uno come Falco che, secondo chi scrive, è uno dei più forti giocatori ad avere giocato a Lecce non è facilmente sostituibile.
Facendo, per concludere una stima dei migliori e dei peggiori dell’anno, possiamo sicuramente mettere a fianco a Gabriel (e Barak e Lapadula ritonati a casa), capitan Mancosu, Petriccione e Coda. Merita una segnalazione il mercato di Corvino di tutto rispetto. Tra i peggiori invece Rossettini che non ha garantito quella esperienza capace di tutelare il reparto difensivo, Babacar, per cui vale lo stesso discorso però nel reparto offensivo, oltre ovviamente ai mai visti Benzar e Imbula. Chi merita una nota a parte è Tachtsidis, sotto la sufficienza nel periodo di Serie A e abbondantemente sopra quello in Serie B.
La speranza, per l’anno nuovo, è quella di uscire dall’incubo del coronavirus con i risvolti positivi che ne conseguirebbero. Tra cui il ritorno degli spettatori allo stadio, per ricominciare a vedere il calcio cui tutti siamo abituati.











