Si è svolta ieri a Bari nella riunione della quinta commissione (Ambiente) l’audizione sul depuratore di Porto Cesareo e “dobbiamo purtroppo registrare una situazione di stallo – dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale Cristian Casili – per via della mancata definizione dello scarico e per l’espletamento delle relative procedure di autorizzazione, a cui bisogna lavorare in maniera congiunta per arrivare a una soluzione”.
All’inizio il PTA prevedeva che l’impianto di depurazione dovesse scaricare con condotta sottomarina, nel 2017 è stato modificato il recapito prevedendo il riuso delle acque affinate per fini agricoli, lo scarico sul suolo e uno scarico di emergenza in battigia. Una modifica che necessitava di una deroga da parte del Ministero dell’Ambiente, che non è mai arrivata perché non in linea con le disposizioni di legge, per questo l’iter di autorizzazione ambientale relativo a questo progetto è stato sospeso a luglio 2019, senza che ci si attivasse concretamente per definire un progetto di recapito alternativo e per avviare in tempi celeri il relativo iter autorizzativo.
“Ho cercato in tutti i modi di farmi promotore di una soluzione alternativa che mediasse rispetto alla estremizzazione del progetto del cosiddetto ‘scarico zero’. Purtroppo, a distanza di anni gli enti competenti e le Amministrazioni comunali coinvolte non sono state in grado di definire un percorso celere, fattibile e condiviso e il danno ricade ancora una volta sulle comunità di Porto Cesareo e Nardó, con tratti di costa che trascorreranno l’ennesima stagione estiva senza rete fognaria con disagi per cittadini e turisti e soprattutto con forti impatti ambientali per il suolo e per la falda che rischiano di essere irrimediabilmente compromesse. Dobbiamo lasciare da parte contrasti e campanilismi per contribuire a dotare quanto prima possibile i nostri territori del sistema di depurazione più efficiente tutelando il mare e il suolo”.











