Un trampolino sul futuro. Un Paese ci vuole, sentenzia Dimartino nel titolo del suo ultimo lavoro discografico, presentato venerdì 5 giugno nella neonata Casa delle Arti di Molfetta, a cura di Area dept. Come dargli torto? Non esiste punta di naso che timida s’ affaccia da una porta socchiusa senza una casa che ne mantenga stabile gli infissi.
Lasciarsi rinfrescare dall’aria del cambiamento, o forse più semplicemente rigenerare da quella del risveglio, è il presagio di una guerra fra ciò che arriva e “quello che prima non c’è”, per riprendere il ritornello della track d’avvio dell’ultimo disco, Come una guerra la primavera.
Ogni trincea conquistata è frutto di atti coraggiosi e passaggi a vuoto. Poco importa, nel viaggio, del peso di ciò che traghettiamo con fatica sulle nostre spalle – la vogliamo chiamare resistenza al cambiamento? – perché tutto diventa ininfluente al cospetto dei chilometri macinati.
Un Paese, una casa, un punto di partenza ci è dovuto. È da lì che si origina il nostro percorso di scoperte. “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene”, ammonisce Dimartino, che diffida dal rischio di restare intrappolati in un angusto ed infinito settembre, come sottolinea con Cristina Donà in I calendari, canzone che chiude Un Paese ci vuole.
Gentilissimi. Chiamatelo vezzo, un surplus di educazione o il semplice desiderio di fare un timido passo indietro al termine di ogni brano sviscerato sul palco. I Dimartino – dal cognome del frontman, Antonio Di Martino – applicano al live le più avvedute tecniche del customer care.
Nessun applauso è scontato o dovuto per cbi ancora si alza in punta di piedi sugli assi traballanti dello scenario Indie. Il pubblico va coccolato, in cambio dell’energia vitale necessaria per riversare in chi ascolta nuovi spunti, visioni, chiavi di lettura del mondo. Ecco la natura del “Gentilissimi” che Dimartino sibila al termine di ogni brano. Una coccola garbata.
L’accentuata propensione all’ascoltatore emerge dalla volontà di introdurre ogni composizione con una breve spiegazione introduttiva, quasi a prendere per mano il pubblico e leggergli dosi e precauzioni di un ideale bugiardino emozionale.
(Foto Miriam Massari)











