HomePoliticaCentrale di Cerano di Brindisi: insediato il tavolo regionale per la decarbonizzazione

Centrale di Cerano di Brindisi: insediato il tavolo regionale per la decarbonizzazione

Nella giornata di ieri si è insediato il tavolo regionale sul futuro della centrale di Brindisi Cerano. Una centrale, che lavora tuttora a carbone e che dovrà arrivare alla fine dell’attività al 31 dicembre del 2025.

Presenti alla riunione il presidente Michele Emiliano, l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci con la direttora del dipartimento regionale Sviluppo economico Gianna Elisa Berlingerio, il sindaco Giuseppe Marchionna, i rappresentanti del MIMIT – Ministero dell’Impresa e del Made in Italy, della società Enel, dell’Autorità portuale e delle parti sociali.

“La centrale Enel di Cerano a Brindisi chiuderà nel 2025. E’ una buona notizia – ha sottolineato in apertura dei lavori il presidente Emiliano – per l’ambiente, per la decarbonizzazione della Puglia ma è una notizia pesantissima per tutti i lavoratori della centrale e soprattutto per il tessuto economico della città che già soffre del diminuito peso di quanto gira intorno alla centrale. Quindi abbiamo chiesto ad Enel unanimemente, a nome della città di Brindisi, della Regione e di tutte le forze produttive e del partenariato, di reindustrializzare il sito con altre attività che sostituiscano almeno in parte l’importanza economica che questa grande centrale ha svolto in questi 40 anni. Il prezzo pagato dai brindisini in termini di salute e ambiente in questi 40 anni è troppo alto perché Enel si limiti a chiudere la centrale: bisognerà fare molto di più e in questo c’è l’impegno mio personale e della Regione Puglia”.

La Regione ha voluto insediare il Comitato di coordinamento come una importante continuazione del tavolo ministeriale.

Per la Usb, presente al tavolo, “al di là dell’unitarietà e concordia dei tavoli più volte richiamata nella riunione, è evidente che bisogna partire in primis da un “serio” piano  occupazionale. Non ci sono solo i lavoratori diretti di Enel (quasi 300) oppure gli indiretti (oltre 500) ma si parla di ricadute occupazionali che vanno ben oltre, basti pensare ai “servizi” gestiti dall’autorità portuale”.

“Siamo fuori tempo massimo nonostante tutti gli attori, Enel in primis, avevano la de-carbonizzazione chiara come scadenza, ma anziché ragionare per tempo sulle rinnovabili si è pensato più all’attendismo ed a rinviare le decisioni. Per noi occupazione e ambiente devono andare di pari passo e il Governo nazionale non può, solo, apparecchiare la tavola e poi girarsi dall’altra parte ma deve chiarire la propria posizione visto che Enel è una società a partecipazione pubblica. Ora è necessaria più che mai una visione completa e non parziale in termini di politica industriale nazionale che di fatto manca al nostro Paese. Così come resta poco chiara la posizione di Terna, proprietario della rete di trasmissione italiana (RTN) dell’elettricità, che è assente al tavolo regionale come a quello romano”.

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Redazione
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