L’unico applauso sonoro della cerimonia arriva quando il presidente della Regione Michele Emiliano lancia la sua stoccatina a Renzi (assente per aver scelto di assistere alla finale degli Open di tennis). “Mi sarebbe piaciuto andare a New York, ma il mio dovere me lo impedisce”. Su parole come ‘dovere’ e ‘responsabilità’, ecco, la platea si è parecchio esaltata. Ma Emiliano smentisce: “Non ero irritato con Renzi. Anzi”. Certo però che quelle parole ha voluto inserirle proprio all’inizio di un intervento fiume – tra digressioni a braccio e testo preparato – 40 minuti che quasi hanno ricordato i tempi vendoliani. Nichi Vendola, invitato ma assente, è stato citato da tutti, nessuno escluso, ha anche strappato il secondo applauso più lungo, dopodichè solo la protesta dei sindaci salentini ha smosso le acque di una cerimonia che si stava dirigendo verso i ritmi più tradizionali.
Alle parole del sottosegretario De Vincenti, arrivato a sostituire il premier, “Il gasdotto è un’opera fondamentale non solo per l’approvvigionamento energetico italiano ed europeo, ma anche per la sicurezza internazionale”, si è alzato il coro dei ‘no’ made in Salento. E si è alzata non solo la voce, ma loro stessi, con tanto di fascia tricolore hanno sfilato nelle retrovie dello Spazio 7. Vero è che anche le contestazioni dei sindaci contro il gasdotto di Tap non sono poi una novità, hanno occupato anche la scena della cerimonia dello scorso anno. Con la differenza che questa volta a far da intermediario c’era Emiliano stesso, che non si è mai mostrato lontano dalle loro posizioni. Lo stesso De Vincenti l’ha detto chiaro e tondo al governatore: “Su questo so che non la pensiamo allo stesso modo. Ma visto che abbiamo entrambi cantato l’inno nazionale, ricordiamoci che bisogna sentirsi italiani sempre, anche di fronte alle opere da realizzare. E in questo caso il gasdotto ha un impatto ambientale minimo ed è anche occasione di sviluppo economico”. D’altronde lo scambio di battute tra i due era il momento più atteso della cerimonia, viste le ultime battute di Renzi su Emiliano come suo “avversario”, eppure la tensione se c’era è stata mascherata bene con un simpatico: “Caro Claudio (De Vincenti), la ringrazio per quello che sta facendo. E porti il nostro saluto affettuoso al premier”. Ma se la si mette sul piano dell’ inno nazionale cantato, allora vince il presidente della Regione, di tutti è stato l’unico a cantare a voce alta, gli altri lo hanno sussurrato. Ma si sa, Michele soprannominato “Il Gladiatore” non ama le mezze misure.












Comments are closed.