Nella storia del Risorgimento pugliese, non è mai stato sottolineato abbastanza il contributo nascosto, prestato dalle donne della nostra terra alla lotta contro i Borbone.
Nell’800 era convinzione comune che una donna perbene dovesse restare chiusa fra le mura domestiche per fare la moglie e la madre esemplare; eppure non sono state poche le donne che si discostarono da questo modello, vestendo, invece, i panni di autentiche eroine.
Tra le tante storie femminili legate al Risorgimento lucano e pugliese, ne spiccano almeno tre degne di nota.
La vicenda della patriota lucana Laura Battista ha rappresentato, per esempio, una pagina importante del cammino compiuto, fin dall’epoca risorgimentale, verso l’emancipazione femminile.
Nel salotto della sua casa Laura percepì e concesse spazio ai discorsi, le discussioni, le opinioni dei liberali potentini che sostenevano le insurrezioni antiborboniche. La sua condizione di donna preparata culturalmente, che accompagnava le sue idee liberali con la poesia, pur in un contesto difficile, come quello della provincia, divenne l’emblema della presenza attiva della donna nella società italiana del secondo 800, un segno dei tempi nuovi che avanzavano.
Grande risonanza suscitò a Potenza, nel 1869, il suo dramma storico “Emanuele De Reo”, ispirato alla vicenda esaltante di un giacobino di Minervino Murge, promotore della rivolta di Napoli del 1794 ed esempio per le vicende risorgimentali.
Non si può tacere poi della gallipolina Antonietta De Pace.
Figlia di un noto banchiere, sin dalla giovane età, mostrò coraggio e temperamento, inveendo contro le ingiustizie sociali e la tirannide dei Borbone.
Durante i moti del 1848, travestita da uomo, si schierò tra i patrioti ribelli sulle barricate di Napoli, lottando con passione e determinazione per l’ideale di una nuova patria.
In seguito, collaborò, con il comitato napoletano della “Giovine Italia” e fondò un Circolo femminile, composto da donne che avevano parenti nelle carceri borboniche.
Di lì a qualche anno ci finirà lei stessa, sorvegliata speciale della polizia del re.
E neanche si deve dimenticare la figura di Emma Ferretti, che, il 7 settembre 1860, entrava a Napoli con le truppe garibaldine, trionfalmente vestita con i colori della bandiera italiana.
Tra i mille di Garibaldi, il suo coraggio e la sua “energia patriottica” furono modello da imitare per molti uomini.
Le imprese di queste, come di altre patriote, non hanno trovato mai molto risalto, perché era preferibile sottolineare una femminilità più convenzionale e “meno protagonista”, quella di donne borghesi chiamate a rappresentare, con il loro ruolo di moglie, madre, educatrice (e nulla più), i valori più profondi della nazione.
La figura della donna eroica che eseguiva in prima persona azioni coraggiose e difficili, per amor di patria non era concepita e viene ancora oggi, spesso, dimenticata.
Al contrario, ci si dovrebbe ricordare di questo risorgimento “invisibile”, specialmente quando, ogni anno, si festeggia, tra bagni di mimose e balletti licenziosi, la giornata della donna.












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