Un milione 200mila euro; tanto per dare qualche numero, è la vetta raggiunta nei botteghini italiani di Io che amo solo te. Commedia corale tratta dal libro di Luca Bianchini per la regia di Marco Ponti, operatore dedito a raccontare la vita tribolata dei trentenni vittime di una crisi di nervi. Questa volta estende il suo pentagramma temporale dedicando parte della pellicola all’amore perduto tra i genitori dei due promessi sposi Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio.
Una ventata di belli tra il maestrale e i talenti di una terra che produce ulivi e culla attori di evidenti qualità.
Come una passaggio di testimone, lascia le redini delle tragedie d’amore al più anziano, in arte suo padre, Michele Placido. E non c’è teatro che tenga dinanzi allo spettacolo che regala la migliore delle scenografie: Polignano a Mare.
Terra di Bari, sapore di Puglia. Cinema tribolante di emozione; ogni spettatore riconosce e si riconosce in quella spiaggia raccolta tra la scogliera e il centro storico; tra le stradella in pietra che conducono sulle terrazze a picco sul mare; in quel blu dipinto di blu che la statua di Modugno sembra continuare a cantare. Impossibile seguirlo in silenzio. I baresi e la passione. Ognuno ha le sue fisse.
E gli scrittori di Levante lo sanno bene; Parente è in fissa con la Lucarelli; Feltri coi gatti; Desisti è malato di Puglia; Lagioia pure; Bianchini altrettanto. E se non sei pugliese prima o poi lo diventi. E film come questo, dalla trama semplice si ispira alle scenografie e ai primi piani di attori freschi e di talento.
Se guardi in alto può pure caderti la gru, ma sempre in Puglia vieni a ballare.











