Bisogna tenere un ritmo invidiabile per poter entrare nel Guinness dei Primati. Quattro rapine in quattro mesi rappresentano un bel viatico. Il tutto a Bari, Poggiofranco. Stesse modalità, stesse tempistiche, stesso uso non legale delle farmacia a mo’ di Bancomat per criminali che, di fatto impuniti e senza scrupoli, non si fanno problemi a minacciare personale e clienti per qualche centinaia di euro in cassa.
La serie è sempre la stessa: Altolà, lascia l’aspirina, questa è una rapina! D’altra parte questo giornale si è già occupato delle antecedenti rapine subite per tre volte – in tre mesi – dalla stessa farmacia.
E non c’è tre senza quattro. Questa volta però il rapinatore è solitario; un pezzo di pelle acneica avvolge gli occhi chiari e giovani sotto un cappuccio improvvisato con l’ausilio di una felpa e della calzamaglia. Coltellaccio da macellaio alla mano e accento barese inasprito.
Da un lato del bancone della grande farmacia una cliente ha vissuto lunghi minuti assediata dal ragazzo che l’ha tirata per la giacca intimandola col coltello di non muoversi. Attimi di paura per le giovani dottoresse che stavano coprendo il turno. L’orario è quello in cui la maggior parte delle farmacie si accinge a chiudere i battenti, intorno alle 20.30, il quartiere in di sempre, pure la croce, la stessa croce, verde, di rabbia.
Dillo a Decaro











