HomePoliticaLiquidazione giudiziale, altro che fallimento!

Liquidazione giudiziale, altro che fallimento!

L’impianto dell’ordinamento fallimentare italiano ha radici nel regio decreto del 19 marzo 1942 e, sostanzialmente, non ha subito mai cambi di rotta se pure, nel tempo, tentativi di riforma strutturale ci siano stati, naufragati nel dolce mare dell’apparato burocratico.

Ma Matteo Renzi ci prova, e per questo 2016 confeziona un disegno di legge che, anzitutto, punta a scardinare l’onta d’infamia del lessico: “Fallito” è un termine da non usare più perché mina alla dignità delle persone. Pare che nei moderni ordinamenti giuridici europei si punti ad una ortodossia di lingua che dissoci i problemi aziendali dalla persona. Un imprenditore fallito, lega il suo destino di persona alla sua sfortunata avventura aziendale, e quindi la procedura prenderà il nome di liquidazione amministrativa.

In fondo non è una storia nuova quella di smacchiare il vocabolario per rimpiazzare i termini più desueti. Dal bidello che diviene collaboratore scolastico,   il portatore di handicap diversamente abile, il sordo audioleso,  il cieco videoleso, lo spazzino si trasforma in netturbino e così via. Un po’ come se si volesse indorare la pillola della realtà sostituendo la forma ma non agendo mai sulla sostanza delle cose.

In effetti avremmo più bisogno di riforme radicali dal punto di vista dell’economia per frustare la ripresa, e nonarzigogolarci sul modo con cui chiamare un “diversamente fallito”.

In fondo lo disse già George Orwell nel suo celebre libro “1984”: “Non capisci Winston che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno più parole con cui poterlo esprimere. Ad ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. La rivoluzione trionferà quando la lingua avrà raggiunto la perfezione.”

Eppure non è uniforme il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo mondo. Ad esempio l’INPS le pensioni le ha pagate oggi, con un giorno di ritardo a causa del “ponte di capodanno.” Non vi suonano antiche le festività? Retaggi del passato? Forse dovremmo trovare un nuovo modo di chiamarle, e tutto si cristallizzerà.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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