HomePoliticaBariMaledetta Primavera: questa volta “la colpa è di Leccese”

Maledetta Primavera: questa volta “la colpa è di Leccese”

Io voglio solo vivere, e piangere dal ridere, il cielo sarà il limite se stai via dalla strada e via dai guai, tu non guardare indietro mai e vai, uh-uh”. Iniziava così circa un anno fa la campagna elettorale di Vito Leccese come candidato sindaco della città di Bari. Con il ritornello di Alfa, giovane cantante genovese classe 2000, a spingere al voto i cittadini di Bari in un momento storico delicato e con il rischio di commissariamento che aleggiava pesantemente ad ogni pié sospinto.

Numerose cittadine e cittadini baresi stanchi e disillusi da una politica che sentivano, ancora una volta, distinta e distante dalle loro necessità. Partiva una campagna in salita e a testa bassa, in punta di piedi. Poi dopo tanti nomi divisivi, ecco comparire dalle retrovie Vito Leccese: alle spalle, una lunga esperienza come capo gabinetto del sindaco ma anche la “pesante” ombra di due simboli della sinistra pugliese come Decaro ed Emiliano. Con lo slogan “Andiamo” a riprendere il titolo della canzone di Alfa “Vai!”. Una campagna breve ma intensa che ha visto Leccese imporsi su diversi candidati: Laforgia, Mangano e Sciacovelli prima e Romito poi al ballottaggio. Eppure, nonostante le numerose attività in corso, le inaugurazioni di diverse aree verdi e playground in giro tra i vari municipi, il malcontento si fa sentire, soprattutto all’indomani della Festa di San Nicola.

Tutto è partito dopo che alcuni video diventati virali sui social hanno immortalato un numero considerevole di ragazzi e ragazze che cantavano “Maledetta Primavera” con l’ausilio di una cassa e microfoni. Il tutto nel pieno della notte durante le festività del Santo Patrono di Bari. Tutto “normale” si potrebbe pensare, in una città in cui troppo spesso si chiude più di un occhio…La polemica però nasce nei giorni seguenti da un post del Sindaco critico nei confronti delle modalità con cui si è svolta questa attività. Le scuse giunte successivamente non hanno placato gli animi. Anzi, hanno riacceso il dibattito tra residenti dell’Umbertino, giovani a caccia di vita e socialità posto Covid, diversi politicanti in cerca di visibilità e amministrazione comunale barese.

Il motivo del contendere? La storia che si ripete, questa volta però, come ricorda quel vecchio rap tormentone lanciato da Renato Ciardola colpa è di Leccese”. Non ci sono locali dove ballare? La colpa è di Leccese. I ragazzi fanno festa fino a tardi il giorno della festa di San Nicola? La colpa è di Leccese. I residenti dell’Umbertino non dormono e il giorno dopo devono lavorare? La colpa è di Leccese. La Bari è fuori dai play-off? Indovinate un po’ di chi è la colpa… E allora forse il problema, in fin dei conti, non è davvero, o solamente di Leccese ma di tutti noi.

Non va dimenticato che alle ultime elezioni e al successivo ballottaggio, nel mese di giugno 2024, poco più di 70 mila persone hanno votato per l’attuale sindaco e altre 30mila circa hanno votato per Fabio Romito. Gli altri aventi diritto al voto non lo hanno esercitato. Eppure ora tutti pronto a rivendicare diritti imprescindibili e priorità d’azione. Tutti a chiedere a gran voce politiche attive, politiche giovanili, spazi verdi e ombreggiati, parcheggi ad ogni angolo e grandi per favore ma, per carità, niente traffico o ztl. E ancora, tutti a chiedere eventi culturali a buon mercato, strade pulite e asfaltate anche chi, con una mano si lamenta e con l’altra getta via cartacce. Proprio chi chiede bus notturni e passaggi più frequenti dei mezzi pubblici “come nelle grandi metropoli del nord Europa” lo fa spesso transitando sulle corsie destinate agli autobus o fermandosi “solo per un momento” in doppia fila con bolidi poco green friendly. Proprio chi chiede di fermare la movida giovanile, spesso non rispetta poche e semplici regole del vivere comune. Si perché tutto alla fine sta lì, nel rispetto quotidiano delle regole. Non il giorno della fiera, non un giorno sì e l’altro no, ma ogni santo giorno.

Insomma, se nei primi mesi di amministrazione comunale l’attenzione era tutta votata al possibile scioglimento per infiltrazioni mafiose, ora, superata quella fase, sembra che il problema più cogente, visto l’arrivo della stagione estiva, sia di trovare spazi di aggregazione per i giovani vista l’ondata in arrivo. Ma non spazi dove bere bensì spazi dove vivere, sorridere e confrontarsi civilmente. Questi spazi spesso esistono già: si tratta di luoghi che hanno resistito alle varie ondate di Covid. Sono quelle attività che propongono presentazioni di autori, testi, libri, poesie. Si chiamano librerie, ce ne sono tante in centro e anche in zone più periferiche. Sono quelle attività che ci consentono di vedere film in lingua originale o doppiata. Si chiamano cinema e anche loro, senza infastidire nessuno, sono pronti ad accoglierci ogni giorno con più spettacoli.  Sono quei luoghi, parchi compresi, che, seguendo le famose regole del vivere comune, ad una certa ora chiudono sintomo che forse, a quell’ora, è il caso di tornare a casa. “Si ma è troppo presto, a quell’ora abbiamo appena messo piede fuori casa!” Fortunatamente la città si è dotata di mezzi di trasporto di ultimo grido: i famosi monopattini che consentono spostamenti rapidi da una parte all’altra della città, molti vengono già usati, in barba al codice della strada, salendovici sopra in tre alla volta e senza casco e spesso vengono lasciati in modo inappropriato. Ecco anche il fatto di salirci uno alla volta, con casco al seguito, e di lasciarlo dove consentito fa parte di quelle regole del vivere comune che vanno rispettate un giorno sì e l’altro pure. Altrimenti, lamentarsi che le cose non vanno da “peccatori” non ha molto senso e coerenza.

Poi, esistono i taxi, che anche in molte città nord europee, servono proprio allo spostamento di persone. Arriveranno i bus rapidi? Alcuni ci sono già e potranno sicuramente essere più rapidi e puntuali se troveranno le corsie libere…

C’ è tanto ancora da fare? Sì certo, come sempre! Ma è pur certo che se Bari vuole crescere, al di là delle classifiche sulle migliori destinazioni estive, deve rimboccarsi le maniche. Sì Bari, tutta la città e non soltanto il sindaco o l’amministrazione comunale. Siamo tutti noi a rendere migliore, o peggiore, una città. È la nostra accoglienza che fa tornare il turista, è il rispetto delle regole che consente ad un locale di lavorare serenamente e ad un cliente di passare una piacevole serata in compagnia.

E allora, “che importa se per innamorarci basta un’ora…”

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