Nessun election-day. Il Consiglio dei ministri questa mattina ha fissato il referendum sullo stop alle trivelle per il prossimo 17 aprile. E’ stato, infatti, approvato il decreto che indice il referendum popolare per chiedere l’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.
Una occasione, quella di accorpare il referendum con le elezioni amministrative, che il Governo ha deciso di non utilizzare, impegnando alcune centinaia di milioni (circa 300) nella giornata del 17 aprile che andranno ad aggiungersi a quelli già impegnati per le amministrative, diffuse peraltro nelle più importanti città d’Italia.
Forse perchè, pensano in molti, l’obiettivo è quello di non dare troppa visibilità ad un referendum che, in fondo, è un voto contrario all’azione di governo.
“Sul referendum non ci sarà Election day. Il Governo ha deciso, inspiegabilmente, di non legare la data referendaria con quella delle elezioni amministrative. Questo diventa un monito per una mobilitazione massiccia per il successo del referendum. Serve una campagna d’informazione intensa”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Michele Mazzarano, in merito alla decisione del Governo di fissare al 17 aprile il referendum abrogativo sulla proroga delle concessioni per lo sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi entro le dodici miglia dalla costa.n “Il tempo è davvero risicato – prosegue Michele Mazzarano. Recarsi alle urne il 17 aprile è un doppio dovere. Non vogliamo vanificare la possibilità di difendere il valore dello strumento referendario e – conclude – di tutelare il mare, nostro bene più grande e simbolo della nostra principale vocazione”.
“Ancora una volta una scelta contro il buon senso – ha commentato presidente del Consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo – che suggeriva di accorpare la consultazione referendaria alle Amministrative, in un Election Day, per evitare lo sperpero di risorse pubbliche alle quali andremo incontro, per allestire seggi elettorali in tutto il Paese solo per il referendum No Triv. Forse si vuole impedire di raggiungere il quorum necessario, ma questo a maggior ragione è un motivo per avviare una grande mobilitazione e illustrare agli italiani il significato dell’iniziativa referendaria dei Consigli regionali, insistendo sull’importanza di recarsi alle urne domenica 17 aprile per esprimersi sul futuro e votare ‘Sì’ all’abrogazione delle norme oggetto del quesito”.
“Il Governo vuole affossare il referendum. Non c’è altra spiegazione rispetto alla decisione di fissare il giorno della consultazione al 17 aprile. Non si preoccupi il Presidente del Consiglio: i cittadini sono molto meno stupidi di quanto lui pensi”. Così in una nota il capogruppo di ‘Noi a Sinistra’ Guglielmo Minervini. “Con l’election day si sarebbero risparmiati 300 milioni di euro. Era la scelta più logica e più saggia. Ma è evidente che Renzi ha paura. Vuole tenere bassa l’informazione tra i cittadini. Teme tutto quello che è successo in questi mesi sui territori, con la grande mobilitazione che ha portato alla raccolta delle firme e alle tante proteste che hanno riguardato tutte le regioni interessate dalle trivellazioni.











