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Libri: l’ironica analisi di Antonio Ferrante sul perchè il Pd non vince le elezioni

Una fotografia innamorata e critica dall’interno di un  partito, il Pd, che viene definito da Antonio Ferrante, già presidente della Direzione Regionale del Pd siciliano, “ombra di sé stesso”, attraversato da “divisioni fratricide più feroci dello scontro con le destre” e prigioniero di “logiche di corrente” che secondo Ferrante, tengono in tensione l’intero sistema e di fatto soffocano ogni possibilità di rinnovamento.

Il perchè del titolo lo scrive lo stesso autore: “Perchè non vinciamo mai?” è la domanda che perseguita gli iscritti del Pd dopo ogni sconfitta, o “non vittoria”, e Ferrante intende scrivere in maniera ironica  una sorta di manuale di sopravvivenza per il militante del Partito Democratico che non riesce a ritrovarsi in mezzo alla “troppa” democrazia delle primarie, delle correnti e di un partito che spesso ha in se stesso il suo primo avversario.

Una difficoltà di rinnovamento e dibattito interno vissuta in prima persona e che ha preso la forma di un libro, “Perché non vinciamo mai – Analisi semiseria di un partito mai partito” che uscito da qualche settimana e già tra i best seller di settore su Amazon.

Con una scrittura analitica ma agile e mai pesante Ferrante analizza con puntualità ed ironia i principali difetti congeniti del Pd, con un’analisi che non risparmia nomi, episodi e meccanismi ricorrenti: dal centralismo delle correnti alla difficoltà di affermazione dei territori, dal culto retorico dei congressi e delle primarie agli slogan svuotati di contenuti.

Dal ruolo dei militanti, chiamati “in causa” soltanto quando è necessario a quella dei dirigenti territoriali, dal rapporto con gli eletti ed il ruolo sempre meno presenti dei circoli cittadini… ci critiche e di chiare analisi Ferrante riempie i capitoli centrali di quello che può essere definito un ottimo “saggio militante“, dove alla fine la trama si apre alla speranza di un cambiamento che può RI-portare al centro il ruolo del Partito nelle scelte politiche locali e centrali, nella scelte di coalizione e nelle prospettive elettorali.

Ed ancora: le primarie e il loro ruolo, spesso di facciata, il segretario di partito… e tutti gli ingredienti che fanno di un progetto vincente un partito che non riesce a decollare come potrebbe e dovrebbe.

Un libro che è anche diventato un tour di presentazioni politiche dal nome iconico: “Per vincere dopodomani“, dove viene sottolineata la difficoltà del cambiamento, unita alla ostinata volontà di mettere le basi per un successo futuro, trasparente e reale.

Una analisi che parte dalla Sicilia, ma può essere straordinariamente traslata in tutt’Italia, ad iniziare dalla Puglia dove fin troppo spesso il Pd si è trovato tirato per la giacchetta da correnti civiche, personalismi, commistioni con personaggi chiacchierati e coinvolti da problemi giudiziari: insomma, tutto quello che un partito non dovrebbe fare per poter davvero fare Politica (con la P maiuscola) in un territorio che, tuttavia, continua a premiarlo nelle urne (a differenza di quanto accade in Sicilia).

Per approfondire di più le motivazioni di questo saggio scritto quasi di getto, abbiamo rivolto alcune domande ad Antonio Ferrante. La prima è quasi d’obbligo: cosa ti ha portato alla scrittura di questo saggio?

“Semplicemente, dopo le mie dimissioni (presidente della Direzione Regionale del Pd siciliano n.d.r) ho pensato che sarebbe stato possibile dare il mio contributo in qualche altra maniera, perchè c’è una sorta di coazione a ripetere del Pd per alcune modalità che sostanzialmente ritengo errate: e tutto questo al di là ed oltre ogni coalizione ed oltre ogni segretario”.

Una situazione, quella del Pd siciliano, che però potrebbe essere tranquillamente estesa ad altre realtà, come ad esempio quella pugliese, dove però i risultati elettorali hanno premiato e premiano il centrosinistra da vent’anni. Che differenze possiamo cogliere?

“Dobbiamo premettere che le elezioni locali sono molto più trasversali, e ci sono tante variabili non certamente irrilevanti: le alleanze, la presenza di liste civiche, la presenza di personalità capaci di aggregare il voto… le vittorie ad elezioni come quelle regionali dipendono da tanti fattori… E poi ci sono Regioni più tradizionalmente orientate a sinistra al centro o alla destra. Io personalmente ho vissuto in prima persona l’esperienza del Pd siciliano, e ho acquisito la consapevolezza che non riesce a vincere per le sue divisioni. In Puglia oggi sta accadendo in qualche misura la stessa cosa, basti vedere le discussioni in corso tra Antonio Decaro, o l’opportunità o meno di candidare Michele Emiliano o Nichi Vendola… ma questo è anche un discorso di coalizione. Non è detto però che si vinca se si arrivasse così divisi alle elezioni. In una situazione del genere si potrebbe anche finire per perderle le elezioni. Ma in generale la mia analisi è rivolta alle elezioni politiche, dove contano meno fattori locali e più la coesione intrinseca dei partiti”.

Il tuo è un saggio di analisi, ma anche di fiduciosa speranza: come si evolverà la situazione?

“Uno degli errori che dentro il Pd è storicamente sempre stato fatto è stato quello di additare le persone e le stagioni a causa delle sconfitte elettorali. Ma quello che forse non si coglie è che alla base delle sconfitte c’è il metodo: ci sono alcune strutture e regole e linee guida che probabilmente sono il primo ostacolo al Pd stesso. Quando capiremo e supereremo questa fase sarà stato fatto un grande passo in avanti. Non è un discorso legato alle persone, o a qualcuno in particolare… alla fine le primarie sono tutte uguali, i segretari si comportano tutti allo stesso modo, la comunicazione politica è sempre la stessa… evidentemente è una situazione che non dipende dalle persone. Io ritengo che il Pd deve trovare una sua linea non legato ai tempi contingenti ma alle necessità politiche di un grande partito nazionale”.

Il tema principale, dunque, è la struttura?

“Esattamente… io auspico questi cambiamenti. Come sarebbe bello effettuare le parlamentarie un anno prima delle elezioni politiche per dare più senso a tutte le scelte che ne conseguirebbero…”.

Un libro, insomma, che sottolinea forse un aspetto fondamentale: per fare Politica serve innanzitutto passione, impegno, costanza e capacità di confronto. Dentro e fuori dai partiti. Di qualunque partito si tratti. Ed in questo agile libro Ferrante riesce a parlare a tutti quanti intendono partecipare attivamente alla vita pubblica. Non soltanto agli iscritti del Partito Democratico. Un libro che si fa leggere in poco tempo e che lascia certamente qualcosa nel lettore.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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