Michele Emiliano non ci sta. A pagare il conto (per lo meno politico) di un referendum per cui ci sono oltre 300 milioni di euro messi in campo dallo Stato, fatto cui cui è (in)direttamente accusato dai due vicesegretari di Matteo Renzi.
“È sbagliata e ingiusta la posizione espressa dai vice segretari del Partito che addebita ai promotori del referendum la responsabilità per le spese del referendum”, e la prima ragione è che “se il Governo avesse voluto discutere la materia con la Regioni avremmo potuto certamente evitare il referendum sin dall’inizio”. Il presidente della Regione e segretario uscente del Pd Puglia, Michele Emiliano, respinge duramente al mittente le accuse rivolte dai vicesegretari del Pd, Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, alle Regioni promotrici del referendum sulle trivelle.
I vicesegretari hanno definito uno spreco di risorse i 300 milioni necessari per un referendum che ritengono inutile e per cui hanno chiesto spazi all’Agcom per l’astensionismo o il voto contrario [QUI L’APPROFONDIMENTO].
“Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa)”. Così Guerini e Serracchiani. “Di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Chi vuole dare un segnale politico, fa politica: non spende 300 milioni del contribuente. Lunedì vedremo chi ha i numeri – a norma di Statuto – per utilizzare il simbolo del Pd”.
Ed è ancora Emiliano a spiegare la sua posizione.
“Il referendum è stato chiesto su sei quesiti che intendevano abrogare altrettante norme dello Sblocca Italia che escludevano o limitavano il ruolo delle Regioni nella materia della ricerca e dello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi. Per cinque di questi quesiti referendari il Governo ha dovuto ammettere di avere commesso un errore e nella legge di stabilità ha fatto marcia indietro dando ragione alle Regioni. Sul sesto quesito invece il governo non è riuscito a fare la stessa cosa”.
E dunque la seconda ragione di Emiliano è che “non è certo colpa delle Regioni se il governo non è tecnicamente riuscito a neutralizzare con il suo intervento legislativo anche il sesto quesito sopravvissuto”.
E poi la stoccata sull’election-day. “Ma questo argomento deve assolutamente essere evitato da parte dei vice segretari anche perché, per evitare i costi del referendum, il sistema c’era ancora e consisteva nell’indirlo nella stessa data delle elezioni amministrative. Addolora molto tutte le Regioni governate dal Pd che il nostro stesso partito sia così disinformato e facile a propalare luoghi comuni come fossero verità assiomatiche”.
“Non ci pare uno stile degno di un grande partito democratico leader della sinistra europea. Altrettanto falsa è la rappresentazione che l’eventuale accoglimento del quesito referendario superstite determinerebbe dei licenziamenti. Per il vero ho sentito questa affermazione erronea anche dal Segretario nazionale del partito durante una lezione alla scuola di formazione politica del Pd”.
E ancora sull’astensionismo del Pd: “Rattrista pensare che tutto questo che ho rappresentato possa diventare irrilevante o falso solo perché la maggioranza del Pd – alla quale appartengo essendo stato uno dei sostenitori della attuale Segreteria – lunedì voterà a schiacciante maggioranza in direzione, senza nemmeno aver inserito il punto all’ordine del giorno (avremmo potuto farlo in assemblea solo pochi giorni fa) per sanare la posizione di astensione del Pd nel referendum del 17 aprile improvvidamente anticipata”.
“Posizione anch’essa strumentale perché il vero scopo è impedire ad ogni costo il raggiungimento del quorum [QUI IL NOSTRO ARTICOLO NEL MERITO SULLA POSIZIONE DEL PD PUGLIESE] e negare alla maggioranza del popolo italiano il 17 aprile di ripristinare le norme precedentemente in vigore che, evidentemente, non dovevano essere così assurde e demagogiche, se è vero che applicando queste ultime sono state avviate e svolte con utile gestione tutte le coltivazioni di idrocarburi attualmente in atto in Italia”.
Ed infine, Michele Emiliano lancia una battuta amara e finale: “Stasera non sono contento del mio partito e del panico in cui cade troppo spesso nei casi in cui la coscienza si divide dalla verità”.
Lunedì prossimo, dunque, ci sarà la resa dei conti o finirà tutto a tarallucci e vino, con i pugliesi contenti di difendere la propria posizione e la segreteria che metterà il bavaglio ad un referendum che a Renzi non è mai andato giù?
Staremo a vedere.











