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Sanità pugliese, scontro totale sul buco da 369 milioni: il balletto delle responsabilità

Il pesante disavanzo di circa 369 milioni di euro registrato nella sanità pugliese ha scatenato un acceso “balletto di responsabilità” tra le forze politiche regionali e nazionali. Per ripianare il profondo rosso nei bilanci delle Asl, la Regione Puglia guidata dal centrosinistra ha varato una manovra correttiva che prevede l’innalzamento delle aliquote dell’addizionale Irpef per i contribuenti locali.

Questo provvedimento ha surriscaldato il clima politico, trasformando una complessa vicenda in un terreno di scontro totale a colpi di comunicati e post sui social, con continui scambi di accuse in merito alla gestione e alla ripartizione delle risorse pubbliche destinate alla tutela della salute.

2. L’affondo del centrodestra: Gemmato attacca su “clientele e sperperi”

L’attacco più duro sul fronte del centrodestra è arrivato dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), che ha puntato il dito contro i vertici regionali definendo il deficit come il risultato di «vent’anni di governo di centrosinistra che ci regalano da un lato una sanità che non funziona, e dall’altro un buco enorme». Secondo l’esponente dell’esecutivo, sul deficit pesano pesantemente «sperperi e clientele». Gemmato ha contestato la narrazione della carenza di fondi statali, quantificandoli in quasi 8,8 miliardi di euro per il 2025, e sostenendo che le risorse extra siano state usate per assumere personale amministrativo anziché medici e infermieri, al solo scopo di «alimentare quel mostro del consenso».

3. La difesa del centrosinistra: la manovra fiscale “con la morte nel cuore”

La replica della maggioranza di centrosinistra si è concentrata sulla difesa del sistema pubblico e sul rigetto delle accuse di malgoverno. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha illustrato il piano di riequilibrio finanziario ascrivendo il disavanzo principalmente ai ridotti trasferimenti di risorse da parte di Roma e al generale sottofinanziamento della sanità a livello nazionale. Il governatore ha spiegato di aver dovuto deliberare l’aumento delle tasse «con la morte nel cuore», rivendicando tuttavia la scelta come un atto di responsabilità inevitabile per evitare il collasso delle prestazioni e assicurando che la manovra salvaguarda le fasce più deboli, lasciando a zero l’impatto per i redditi fino a 15.000 euro.

4. La controffensiva del PD: “Dal governo solo sciacallaggio politico”

A fare da scudo alla giunta regionale sono intervenuti in modo compatto i rappresentanti del Partito Democratico pugliese, che hanno bollato l’atteggiamento dell’opposizione come «sciacallaggio politico». In particolare, l’esponente dem Francesca Viggiano ha risposto direttamente alle tesi del sottosegretario rigirando la responsabilità sui tavoli ministeriali con una dichiarazione netta: «È colpa del governo, il sistema non regge». Dal centrosinistra e dai banchi del Movimento 5 Stelle si sottolinea come la crisi finanziaria della sanità sia un’emergenza nazionale che colpisce uniformemente molte regioni italiane, strozzate dai tetti di spesa imposti dal governo centrale.

5. Cittadini tra l’incudine delle tasse e il martello dei disservizi

Mentre il rimpallo di colpe tra Roma e Bari prosegue senza sosta sui canali social e nelle aule consiliari, a subire le conseguenze di questo cortocircuito istituzionale restano i cittadini pugliesi. La controversia evidenzia una frattura insanabile sulla lettura dei dati macroeconomici: da un lato il centrodestra che esige l’istituzione di una commissione d’indagine per fare luce sulla gestione delle Asl, dall’altro il centrosinistra che difende il welfare locale invocando maggiori tutele statali. Nel frattempo, i contribuenti si trovano a fare i conti sia con l’imminente aumento della pressione fiscale sia con le storiche criticità del territorio, caratterizzato da liste d’attesa interminabili e costanti viaggi della speranza fuori regione.

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Redazione
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