HomeAmbiente e ScienzeAntimafia sociale, premiata a Bari la Fondazione Archeologica Canosina

Antimafia sociale, premiata a Bari la Fondazione Archeologica Canosina

In occasione del 34° anniversario delle vittime della strage di Capaci, la Fondazione Archeologica Canosina (FAC) è stata insignita di un prestigioso riconoscimento per l’antimafia sociale da parte della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari.

La cerimonia di consegna si è svolta questa mattina, alla presenza del Procuratore Generale, Leonardo Leone de Castris, e delle massime autorità militari, civili e giudiziarie, oltre a numerosi alunni delle scuole del territorio impegnate in progetti di sensibilizzazione alla legalità.

Il premio è stato conferito alla Fondazione, presieduta da Sergio Fontana, per essersi distinta nel campo dell’antimafia sociale attraverso la promozione della cultura della legalità. In particolare, la magistratura ha inteso premiare l’efficacia dei progetti di accoglienza e le forme alternative di espiazione della pena (messa alla prova e lavori di pubblica utilità) attuati dalla FAC, capaci di favorire la concreta rieducazione e il reinserimento socio-lavorativo dei soggetti condannati.

“Questo premio rappresenta un riconoscimento straordinario per la nostra realtà – ha dichiarato Fontana – Dimostra come la cultura, l’archeologia e la valorizzazione della nostra identità storica possano trasformarsi in formidabili strumenti di riscatto sociale e legalità. Accogliere e rieducare chi ha commesso reati minori, reindirizzando le loro competenze verso la tutela attiva del patrimonio è la nostra risposta concreta all’illegalità”.

Presente anche il Procuratore di Trani, Renato Nitti, che Fontana ha ringraziato come ispiratore del progetto.

Il Procuratore Nitti ha dichiarato: “Il conferimento del premio alla Fondazione riconosce il valore profondo dell’antimafia sociale come cura del territorio e come consapevolezza che i beni culturali appartengono alla comunità. Il patrimonio diventa così un’opportunità. Ci sono due aspetti fondamentali che meritano di essere raccontati: da un lato, la scelta di valorizzare quel patrimonio, realizzando un museo e creando lavoro e prospettiva di turismo, quindi qualcosa capace di fare da volano per l’intera realtà territoriale. Dall’altra, vi è l’idea che chi ha sbagliato possa diventare una risorsa e che gli errori possano essere ripartenze. L’adesione a convenzioni con l’Autorità giudiziaria per i lavori di pubblica utilità è un fatto straordinario. Ammettere, addirittura, a questi tipi di attività gli stessi ‘tombaroli’ indica una visione eccezionale. Anche questo aspetto va premiato: l’antimafia che fa della cultura una sorta di infrastruttura sociale declinata, in concreto, per l’utilità del territorio. Perchè ‘antimafia’ non è semplicemente dire no alle mafie, ma creare un’alternativa, e la FAC lo ha fatto”.

La Fondazione Archeologica Canosina, nata nel 1993 dall’iniziativa del farmacista Michele Fontana e di un gruppo di cittadini mossi dall’indignazione per il continuo saccheggio dei siti archeologici di Canosa di Puglia, rappresenta oggi un unicum a livello nazionale. Gestisce, attraverso una virtuosa partnership pubblico-privato, il patrimonio archeologico locale e il Museo Archeologico Nazionale di Palazzo Sinesi, il cui affitto è interamente sostenuto dall’autotassazione dei membri privati della fondazione.

Sul fronte della giustizia riparativa, in linea con i principi della Riforma Cartabia, la FAC ha siglato il 20 gennaio 2025 una rinnovata convenzione con il Tribunale di Trani. L’accordo permette di accogliere soggetti per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, inclusi coloro che si sono macchiati di reati minori in ambito archeologico (come lo scavo illegale o il commercio clandestino di reperti). Ad oggi, sono quattro i soggetti inseriti nel percorso mentre uno ha già concluso le attività. Tra le storie di successo spicca il significativo recupero di un ex “tombarolo”, le cui competenze e passioni sono state orientate verso la legalità e la salvaguardia collettiva.

Il progetto della FAC, già definito un “modello pilota” dall’Assessorato alla Legalità della Regione Puglia, riceve oggi con il premio della Procura Generale di Bari la più alta consacrazione istituzionale, confermando che la bellezza e la cultura sono armi fondamentali per la costruzione di una coscienza civile e per il contrasto alla criminalità.

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Redazione
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