Argomenti dell'articolo
Il delicato equilibrio del “campo largo” di Foggia, che ha presentato alcune crepe nell’amministrazione-Episcopo di fatto fin quasi dalla prima fase della legislatura, questa mattina è andato in frantumi, probabilmente in maniera definitiva. In una mattinata convulsa e segnata da una profonda incertezza politica, la sindaca Maria Aida Episcopo ha rassegnato le proprie dimissioni, lasciando Palazzo di Città sull’orlo del commissariamento.
La decisione giunge al culmine di una crisi rimasta latente per mesi, esplosa proprio nel momento più critico per l’amministrazione: l’approvazione del rendiconto di gestione, l’atto contabile fondamentale che avrebbe dovuto blindare i conti del Comune di Foggia.
La cronologia del crollo: il rimpasto della domenica e l’aula vuota
Il fine settimana appena trascorso sembrava l’inizio di una complessa manovra di assestamento per salvare la maggioranza, ma si è rivelato il preludio della fine. Nel tentativo di placare i malumori interni e ridistribuire i pesi della coalizione progressista alla vigilia del Consiglio comunale sul bilancio, la sindaca aveva firmato domenica una serie di revoche e nuove nomine:
I siluramenti: Sono state ritirate le deleghe a due assessori in quota Azione (formazione che nell’assise cittadina si è progressivamente ridotta a un solo consigliere). A fare le spese di questo riassetto sono stati l’assessore al Commercio e alle Attività Produttive e l’assessora alle Risorse Umane e alla Polizia Locale.
Lo spacchettamento dell’Urbanistica: Anche la gestione del territorio ha subito modifiche sostanziali, con il ritiro delle relative competenze all’assessore ai Lavori Pubblici, nell’ottica di affidarle a un tecnico di profilo specialistico scelto direttamente dal vertice comunale.
Il debutto dei Socialisti: Nell’esecutivo è entrato l’avvocato Luigi Iorio, esponente del PSI, a cui sono state assegnate le Attività Produttive e lo Sportello Unico (Suap).
Questo “mini rimpasto” lampo si è dimostrato una cura insufficiente per un malessere politico ben più profondo e latente nel campo largo, di fatto, da mesi.
Lo stallo in Consiglio e il passo d’addio
Il banco di prova è arrivato questa mattina. All’apertura della seduta consiliare decisiva per il bilancio, lo scenario si è presentato desolante per la maggioranza: le poltrone della coalizione che sostiene la sindaca erano quasi totalmente vuote. Soltanto un consigliere di maggioranza era regolarmente seduto al proprio posto.
Di fronte alla richiesta delle opposizioni di verificare il numero legale e all’evidente impossibilità di procedere per mancanza di numeri, la sindaca ha scelto la via più drastica. Durante una pausa dei lavori, Episcopo è entrata nell’aula consiliare, ha mostrato la lettera di dimissioni firmata al solo assessore alla Legalità presente e si è diretta subito dopo a protocollarla, rinunciando alla fascia tricolore dopo circa due anni e mezzo di mandato.
Le ragioni profonde della frattura nel campo largo
Dietro il crollo non ci sono solo le poltrone dell’ultimo rimpasto, che peraltro non ha soddisfatto né i Movimenti civici né lo stesso PSI (il quale ambiva a deleghe di peso maggiore come Personale e Sicurezza). Le frizioni all’interno dell’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e liste civiche affondano le radici in nodi gestionali mai sciolti.
Le principali forze politiche della coalizione chiedevano da tempo una ristrutturazione profonda della macchina amministrativa, a partire dalla nomina di un Direttore Generale (o City Manager) in grado di coordinare la macchina burocratica dell’ente; un tassello rimasto costantemente vuoto e oggetto di veti incrociati. Inoltre, lo strappo sulle deleghe all’Urbanistica ha finito per irritare i diversi partner della coalizione, rimasti esclusi dai processi decisionali della sindaca.
Cosa succede adesso? Lo scenario dei venti giorni
Il gesto della prima cittadina assume i contorni di un durissimo ultimatum politico rivolto ai partiti della sua stessa maggioranza. Secondo quanto previsto dalla normativa sugli enti locali, l’atto di dimissioni non è immediatamente irreversibile: la sindaca ha ora venti giorni di tempo per valutare un eventuale ritiro del documento.
Le strade davanti al Comune di Foggia sono essenzialmente due:
La ricomposizione politica: Un accordo d’emergenza in extremis all’interno del centrosinistra, capace di ridefinire integralmente la giunta, nominare le figure apicali mancanti e garantire un voto favorevole e compatto sul bilancio.
Il commissariamento: Se i venti giorni trascorreranno senza un ripensamento, le dimissioni diventeranno definitive. In quel caso, il Prefetto decreterà lo scioglimento del Consiglio comunale, nominando un commissario prefettizio che guiderà la città fino alle prossime elezioni utili, congelando di fatto l’azione politica del capoluogo dauno.











