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Il futuro della governance del Parco Nazionale del Gargano torna a tingersi di incertezza e accende un aspro scontro istituzionale. Con un decreto firmato il 14 luglio 2026 dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è stata disposta ancora una proroga di sei mesi per il commissariamento dell’Ente. Alla guida della struttura viene confermato l’avvocato Raffaele Di Mauro, il cui mandato provvisorio scadrà ufficialmente a gennaio 2027.
Una decisione che congela la governance ordinaria e che giunge come un fulmine a ciel sereno, proprio mentre sembrava ormai definito il percorso per l’insediamento di una presidenza stabile.
Il cortocircuito politico e lo stop al nome di Vincenzo D’Errico
La proroga del commissariamento è la diretta conseguenza di un clamoroso stallo politico. Nelle settimane precedenti, il Ministro dell’Ambiente e il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, avevano faticosamente trovato la quadra su un profilo condiviso: quello di Vincenzo D’Errico.
L’intesa istituzionale Stato-Regione sembrava cosa fatta, ma il meccanismo si è inceppato nelle commissioni parlamentari. La maggioranza di governo si è infatti spaccata al momento del voto sulla ratifica, bocciando di fatto il nome concordato e costringendo le opposizioni a denunciare un vero e proprio “cortocircuito nazionale”. Dietro lo stop a D’Errico si celerebbero equilibri di partito e regolamenti di conti interni al centrodestra, con lo sguardo già rivolto alle future elezioni regionali. Il risultato? La presidenza è stata nuovamente congelata, lasciando spazio all’ennesimo atto di gestione provvisoria.
La rivolta del “Comitato Cittadini del Gargano”: “Un atto di forza illegittimo”
La reazione del territorio non si è fatta attendere. Il Comitato Cittadini del Gargano ha espresso profondo sconcerto per quella che viene definita una scelta “politicamente e giuridicamente gravissima”. Secondo le associazioni locali, l’uso reiterato dello strumento del commissariamento lede i principi democratici e scavalca le prerogative territoriali.
In una nota ufficiale, il Comitato richiama espressamente la giurisprudenza costituzionale:
“La Corte costituzionale ha chiarito da tempo (sentenza n. 264/2011) che non è consentito usare il commissariamento come scorciatoia per eludere l’intesa con la Regione, né tantomeno per svuotare il procedimento che conduce alla nomina degli organi dell’ente parco. Lo Stato non può procedere unilateralmente senza aver avviato e portato avanti, in modo serio e leale, il confronto con la Regione interessata.”
I cittadini denunciano il rischio che una fase transitoria si trasformi in una gestione permanente. Se un’intesa sul nome di D’Errico esisteva, la proroga unilaterale di Di Mauro viene letta come una vera e propria “forzatura istituzionale”. Da qui la richiesta perentoria al Ministro di ritirare il provvedimento e dare esecuzione agli accordi presi, con la minaccia di ricorrere a tutte le sedi competenti per vie legali.
Lo sviluppo del Parco ostaggio della provvisorietà
Al di là delle geometrie politiche e dei ricorsi giuridici, a pagare il prezzo più alto di questo stallo è lo sviluppo economico, turistico e ambientale dell’area protetta. Il Parco Nazionale del Gargano, uno dei patrimoni naturalistici più importanti d’Europa, ha bisogno di una governance stabile e dotata di pieni poteri per programmare il futuro a lungo termine.
Sebbene la struttura commissariale rivendichi il lavoro svolto sul piano del dialogo con i Comuni e della prevenzione degli incendi, la gestione ordinaria affidata a un Presidente e a un Consiglio Direttivo resta l’unica via per garantire la piena rappresentanza delle comunità locali e sbloccare i grandi progetti di investimento. Il timore diffuso tra sindaci, operatori e associazioni è che altri sei mesi di transizione possano paralizzare le sfide strategiche del territorio, dalla tutela della biodiversità alla promozione del turismo sostenibile.











