HomePoliticaDai ComuniBIT Mobility ricorre al TAR contro il Comune di Lecce

BIT Mobility ricorre al TAR contro il Comune di Lecce

La gestione della sharing mobility a Lecce si arricchisce di un capitolo giudiziario e amministrativo che rischia di avere forti ripercussioni sul servizio cittadino. Dopo sei anni continuativi di presenza sul territorio, BIT Mobility ha deciso di rompere il silenzio, formalizzando un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) contro l’esito dell’ultima gara pubblica indetta dal Comune salentino.

Non si tratta di una semplice reazione alla perdita di un affidamento, specifica l’azienda veronese, bensì della necessità di far luce su un percorso procedurale segnato da presunte anomalie, mancanza di trasparenza e violazione della parità di trattamento tra gli operatori economico-aziendali.

Dalle anomalie del bando alle correzioni in corsa

Secondo la ricostruzione fornita da BIT Mobility, le criticità sono emerse fin dalle fasi iniziali. La formulazione originaria dell’Avviso Pubblico predisposto dal Comune di Lecce conteneva clausole tali da escludere a priori l’operatore uscente, impedendogli anche solo di presentare un’offerta.

Solo a seguito delle formali contestazioni presentate dalla società, l’Amministrazione Comunale ha proceduto alla rettifica del bando, riammettendo BIT Mobility alla procedura concorrenziale. Un’anomalia rilevante in un contesto d’evidenza pubblica che dovrebbe garantire fin dal principio la massima partecipazione e imparzialità.

Le contestazioni sui punteggi e il nodo Intelligenza Artificiale

Il ricorso pendente davanti al TAR entra nel dettaglio dei punteggi attribuiti dalla Commissione di gara al nuovo operatore aggiudicatario, contestando in particolare le valutazioni sull’esperienza pregressa e sulle dotazioni tecnologiche certificate.

“Sei anni per costruire il servizio, trenta giorni per smantellarlo. Il Comune diffida ancora mentre il giudizio è pendente” — Nota ufficiale BIT Mobility

Il punto più critico riguarda l’effettiva presenza di sistemi di Intelligenza Artificiale applicati alla flotta, considerati elemento premiante in sede di gara:

  • Assenza di dispositivi AI: I controlli documentati effettuati da BIT Mobility il 28 luglio sui mezzi già in servizio a Lecce mostrano la mancanza delle telecamere dichiarate sulla quasi totalità dei monopattini.

  • Mancata funzionalità: Laddove presenti, i dispositivi non risultano operativi secondo gli standard dichiarati nell’offerta vincente.

  • Richiesta di verifica: L’azienda chiede verifiche rigorose per accertare la conformità tra l’offerta tecnica teorica e la flotta reale su strada.

Il paradosso della dismissione: 8 mesi di proroghe, 30 giorni per il ritiro

Un altro aspetto fortemente contestato riguarda la gestione dei tempi. Per quasi otto mesi, il Comune di Lecce ha richiesto a BIT Mobility di proseguire l’attività in regime di proroga tecnica per evitare l’interruzione di un servizio essenziale. Tuttavia, a gara conclusa, l’Amministrazione ha preteso il ritiro totale della flotta entro termini brevissimi (con scadenza fissata al 6 agosto), minacciando sanzioni, rimozioni coatte e richieste risarcitorie.

Un atteggiamento che l’azienda definisce paradossale: i ritardi burocratici accumulati dall’Amministrazione vengono di fatto scaricati sul gestore uscente, ignorando l’articolata complessità logistica, tecnica e occupazionale legata allo smantellamento di una flotta operativa da sei anni.

Rischi patrimoniali per il Comune e scenari futuri

Il cambio di gestore imposto con urgenza mentre il giudizio è ancora pendente al TAR espone il Comune di Lecce a significativi rischi economici. Qualora il Tribunale accolga il ricorso di BIT Mobility, le decisioni affrettate potrebbero generare danni organizzativi e finanziari irreversibili, spalancando la strada a consistenti richieste di risarcimento danni a carico dell’ente pubblico.

La vicenda trascende la singola gara urbana: mette in discussione la credibilità delle procedure pubbliche e la tutela degli investimenti effettuati dalle imprese della sharing mobility in Italia.

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Redazione
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