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Il comparto vitivinicolo pugliese sta attraversando una fase di profonda sofferenza congiunturale che richiede un cambio di rotta immediato nelle politiche agricole regionali. A lanciarne l’allarme è Nicola Gatta, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura, che ha tracciato un’analisi dettagliata delle criticità strutturali del settore formulando una serie di proposte d’intervento.
Il divario con il resto d’Italia: solo il 13% di vigneti a marchio DOP
Al centro della riflessione del consigliere regionale vi è il posizionamento commerciale del vino pugliese, storicamente penalizzato da un’eccessiva presenza di prodotto generico a scapito delle produzioni certificate. «Il settore vitivinicolo pugliese è a un bivio drammatico – rileva Gatta –. I numeri descrivono una forbice impietosa rispetto alle altre realtà produttive nazionali: mentre in diversi contesti italiani la quota di vigneti destinati a produzioni certificate DOP sfiora il 99%, la Puglia resta incagliata ad appena il 13%.»
Un divario strutturale che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, va colmato ridefinendo gli indirizzi della programmazione pubblica per sostenere chi sceglie la via della tracciabilità e del valore aggiunto.
Le misure proposte: stop alla deroga sulle rese, stoccaggio e aiuti UE all’estirpazione
Per fronteggiare l’eccedenza di prodotto e valorizzare le eccellenze territoriali, la strategia delineata da Gatta individua alcuni punti chiave non più differibili:
Aggiornamento dello schedario viticolo: fondamentale per verificare l’effettiva regolarità dei vigneti presenti sul territorio pugliese;
Riduzione delle rese massime: revoca immediata della deroga regionale per abbassare il limite di resa da 400 a 300 quintali per ettaro per i vini generici;
Fondi europei per l’estirpazione: richiesta di contributi UE per l’estirpazione dei vigneti nelle aree maggiormente colpite dalla crisi di mercato;
Aiuti allo stoccaggio privato: misure volte a stabilizzare i prezzi e gestire le giacenze.
Nuovi criteri per i bandi OCM Vino: premialità a DOP e IGP
Un ruolo fondamentale dovrà essere giocato dall’impiego sinergico dei bandi regionali e dei finanziamenti dell’OCM Vino. L’obiettivo è introdurre specifici criteri di premialità economica a favore delle aziende che investono sulle denominazioni d’origine. «La valorizzazione e la tenuta economica delle nostre eccellenze passano inevitabilmente attraverso la tracciabilità e l’innalzamento degli standard qualitativi – conclude Nicola Gatta –. Nei nuovi bandi OCM occorre prevedere maggiori punteggi per stimolare le produzioni IGP e DOP. La Regione ha il dovere politico e programmatico di fare la propria parte, accompagnando i produttori in un percorso di ristrutturazione ormai non più differibile.»












